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L'ultimo saluto a P. Giovanni Abbiati

Padre Giovanni Abbiati, missionario Saveriano, morto in Bangladesh per incidente stradale il 5 Ottobre 2009. Aveva 61 anni, nato a Chiuro (Sondrio) il 30.4.1948. In Bangladesh dal 1975

"Alle donne di questo paese dell'Asia ha dato solo il lavoro, ma anche la coscienza della loro dignità": i missionari saveriani ricordano in questo modo padre Giovanni Abbiati, il loro confratello scomparso in Bangladesh dopo 30 anni di impegno al servizio dei poveri, soprattutto con il commercio equo e solidale. "Giovanni - dice alla MISNA padre Mimmo Pietanza, superiore regionale dei saveriani in Bangladesh - è spirato poche ore dopo l'impatto frontale con un camion: viaggiava in automobile verso Dhaka da Khulna, la diocesi dove si era trasferito dall'Italia nel 1977". Il nome di padre Abbiati è legato al lavoro con le donne del Bangladesh. Molti anni fa, dopo il crollo del prezzo della juta asiatica, aveva deciso di organizzare l'esportazione di manufatti verso l'Italia e l'Europa a condizioni "eque e solidali". "Raccoglieva i prodotti d'artigianato in tutte le zone del paese - ricorda padre Pietanza - riuscendo a spedire anche 24 container l'anno". Padre Abbiati era nato a Chiuro, in Provincia di Sondrio, nel 1948. I funerali si terranno oggi in Bangladesh, la terra che lo ha ospitato tanto a lungo.


L'ultimo saluto a P. Giovanni Abbiati


La salma di P. Giovanni, proveniente da Dhaka, è arrivata alla Casa Regionale di Khulna alle 5:30 del mattino di martedì 6 ottobre 2009. Ad accoglierla c'eravamo alcuni saveriani e tutti i nostri collaboratori domestici.

Allestita la camera ardente nella cappella della casa, ci siamo fermati un po' a guardare smarriti, a riflettere e pregare. C'è sembrato per un momento che il corpo senza vita di P. Giovanni portasse con se anche la fine di tutti i suoi sogni, dei suoi progetti e delle sue lotte per la vita e la dignità di tante persone povere del Bangladesh. Ma... No! La fede ha preso il sopravvento perché il Vivente che da` la vita era ancora una volta lì, davanti a noi con i segni tangibili di tutta la vicenda terrena di P. Giovanni.

Ma non c'è stato troppo tempo per pensare perché quasi subito è iniziato il pellegrinaggio di tanta gente che si è interrotto solo la sera, alle 19:30, quando la bara di P. Giovanni è stata chiusa.

Sia a Boyra, nella Casa Regionale, che nella Chiesa parrocchiale di Muzgunni, dove la salma è stata trasportata verso le 11:00 in attesa del funerale, sono venuti in tanti - direi tutti - a dare l'ultimo saluto a quest'uomo che nella sua vita non aveva mai voluto e aveva sempre evitato non solo qualsiasi tipo di trionfalismo, ma anche il minimo complimento.

Cristiani, Indù e tanti Musulmani; uomini, donne, giovani e bambini; tante facce anche sconosciute, tutti venuti come a pagare un debito.


* Donne con le lacrime agli occhi e il singhiozzo alla gola venute a dire grazie a colui che le aveva fatte sentire qualcuno nella famiglia e nella società attraverso il lavoro d'artigianato della juta.

* Studenti pronti per andare a scuola, con i libri in mano, consapevoli che senza il lavoro delle mamme non avrebbero forse mai potuto affrontare le spese degli studi.

* I bambini di strada a cui P. Giovanni aveva dedicato quest'ultimo anno della sua vita.

* Tutti quelli che nella città di Khulna, attraverso l'iniziativa dell'Housing Project avevano potuto comprarsi un pezzo di terra e costruirsi una casa in cui vivere dignitosamente.

* I più stretti collaboratori del P. Giovanni nei diversi progetti di sviluppo erano lì, pieni di sgomento e di paura, ma non disperati. Si rendevano conto che il momento tanto voluto da P. Giovanni e che loro avrebbero tanto volentieri procrastinato, di camminare con le proprie gambe, era arrivato.

* A fare da sottofondo a tutto questo viavai di gente c'erano i canti e la preghiera del Rosario guidati dalle suore e dai gruppi delle donne cristiane.

* Anche diverse Organizzazioni Non Governative, con le quali P. Giovanni aveva collaborato in progetti di sviluppo erano presenti con corone di fiori.

* L'ambasciatore d'Italia, Sig.ra Itala Occhi, non ha voluto mancare in questa occasione. La sua presenza, oltre ad essere un riconoscimento per l'opera di P. Giovanni e di tutti i missionari, è stata anche di conforto e d'incoraggiamento a tutti ad accoglierne l'eredità.

* Il clero diocesano era presente insieme con il Vescovo. Forse avranno ricordato il rapporto delicato e rispettoso che P. Giovanni aveva sempre avuto con tutti loro ed anche il suo esempio come pastore prima e come collaboratore dopo.

* Noi saveriani siamo arrivati alla spicciolata dalle diverse missioni. Per noi Giovanni era un missionario ed un confratello tutto d'un pezzo. E anche se non tutto di Giovanni era condiviso da tutti, la sua perdita certamente lascerà nella nostra comunità un vuoto umanamente incolmabile.

* I fratelli e le sorelle di P. Giovanni, pur non potendo essere fisicamente presenti, lo sono stati tuttavia spiritualmente, con messaggi, telefonate e soprattutto nella preghiera.


Durante l'eucarestia, presieduta dal Vescovo, in Chiesa non c'era più posto e moltissimi erano fuori.

La parola di Dio ha risuonato nei nostri cuori in tutta la sua verità e concretezza:

- La vita e la morte di P. Giovanni ridiventavano segno e memoria del Cristo che dona la sua vita per tutti chiamando i discepoli a fare lo stesso.(1Gv. 3,14.16-20)

- La presenza significativa di tanta gente ci ricordava la promessa che Gesù aveva fatto ai suoi: "In verità vi dico che non c'è nessuno che abbia lasciato case o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi - insieme a persecuzioni - e nel futuro la vita eterna". (Mc. 10, 23.28-31)


La comunione al corpo di Cristo è stata come il viatico non solo per fare l'ultimo viaggio insieme a P. Giovanni, ma anche per trovare la forza di continuare e completare quello che lui non ha potuto finire.

Dopo la S. Messa c'è stato ancora un gesto singolare: la gente ha praticamente requisito la bara e non ha permesso che fosse messa sul pulmino per il trasporto. L'hanno voluta portare a spalla camminando per mezz'ora dalla Chiesa parrocchiale al piccolo cimitero della Casa Religiosa di Boyra.

Ora P. Giovanni riposa là insieme ad altri cinque confratelli, di fronte a P. Ampelio Gasparotto. Questa volta non sarà più Giovanni a portare il vecchio Ampelio in giro a visitare confratelli e missioni, ma sarà quest'ultimo che gli farà da guida per vedere il paradiso.


Ciao Giovanni e, ora che ti sei finalmente fermato, prega per noi.

Un confratello.


Ultima modifica 21/10/2009 10:34
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