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I vini di Libera

Dall’uva coltivata sulle terre confiscate alla mafia in Sicilia e alla Sacra Corona in Puglia nascono i vini di Libera: ora li trovi anche in Bottega!

La scelta del metodo di coltivazione biologico per tutte le colture e il rispetto delle varietà autoctone garantiscono la bontà e la genuinità dei prodotti, tutti distribuiti con il marchio Libera Terra.
Da oggi troviamo nelle Botteghe del Mondo i vini di due cooperative sociali che, sotto il segno di Libera Terra, coltivano le terre confiscate alla mafia in Sicilia e alla Sacra Corona Unita in Puglia: Centopassi e Terre di Puglia Libera Terra.

Centopassi


Terre di Puglia Libera Terra

Centopassi
      Terre di Puglia

Nero d'Avola - Argille di Tagghia Via

Negroamaro - Filari de Sant'Antoni

Catarratto - Terre Rosse di Gibbascio

Negroamaro Rosato - Alberelli de la Santa

Grillo - Rocce di Pietra Longa

Ogni tralcio delle viti confiscate, ogni chicco d’uva che rende possibile il nostro vino, diventa un esercizio di legalità, uno sforzo di giustizia. E sembra un sogno, aver trasformato in pochi anni dei filari spogli in vigne eleganti, dai frutti formidabili.

Lungo il nostro cammino per le strade del vino, sempre più gente vuole far parte di questa avventura, e ne è conquistata. Se è un vino da ricordare, tutto è ancora più bello, ancora più straordinario.

I vini della nuova linea di "monovarietali" di Centopassi sono ottenuti tramite la selezione delle migliori uve da agricoltura biologica, provenienti da singoli vitigni autoctoni, frutto di suoli eccellenti, posizionati fino a 600 metri di altitudine.

Ognuno di questi cru ha una storia e una personalità proprie, che si intreccia al percorso di riscatto delle loro terre: per questo sono stati  dedicati a tre persone speciali, vittime della mafia.

Centopassi fonde l'attività di due cooperative, Placido Rizzotto e Pio La Torre, impegnate sui beni confiscati a Cosa Nostra in Sicilia.
Il marchio Centopassi, tratto dal film di M.T. Giordana, è dedicato a Peppino Impastato, giovane siciliano che ha dato la vita nella lotta contro la mafia.

Terre di Puglia sta restituendo valore ai terreni confiscati nella provincia di Brindisi:
circa venti ettari di terreno e di circa trenta ettari di vigneto, recuperati dopo anni di abbandono.

Il nome del primo vino, un rosso, fa riferimento a Sant'Antonio Abate, il santo del fuoco, e a Sant'Antonio da Padova, la cui ricorrenza cade nel giorno del primo incendio doloso ai danni dei vigneti confiscati alla malavita pugliese. Due santi dei miracoli, proprio come questo Negroamaro che nasce da terreni argillosi, "rigenerati dalle fiamme e dal vigore di un nuovo impegno di giustizia".
Il nome Alberelli fa invece riferimento al tradizionale sistema di coltura salentino.
Le sue viti crescono sui terreni sabbiosi, rossastri, ricchi di ferro e calcare e le radici si allungano in profondità "per trovare tutto il necessario vigore per un nuovo impegno di giustizia".

Vigneto Libera
Ultima modifica 16/06/2010 10:02
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