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Usa l'acqua con responsabilità

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Un miliardo e 400 milioni sono le persone che non hanno accesso all'acqua potabile.

270 sono i litri d'acqua consumati in media da una famiglia italiana (contro i 165 della media europea e i 20 di quella africana).

Inoltre, con 190 litri annui a testa in media (otto volte la media mondiale), gli italiani sono i maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Questo implica gravi conseguenze a livello di inquinamento, dato che le bottiglie si muovono in lungo e in largo per la penisola su camion e che solo un terzo della plastica di cui sono fatte viene riciclato.

Inoltre, il mercato italiano è dominato da quattro grandi gruppi, alcuni dei quali multinazionali. E sono proprio dei gruppi multinazionali a premere per accelerare il processo di privatizzazione del redditizio settore dei servizi per l'acqua. Così, mentre si prevede che nell’anno 2025, quando la popolazione mondiale supererà gli 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenterà a più di 3 miliardi, la Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti: in Indonesia, Cina e Stati Uniti.

Preferire l'acqua in bottiglia alla comoda, buona e sicura (oltre che economica) acqua del rubinetto significa anche sostenere un mercato che considera l'acqua una merce dalla cui commercializzazione trarre profitto piuttosto che un diritto inalienabile e un bene comune dell'umanità.

Sulpicio si mise a ridere: “L’acqua è di tutti. Vendere acqua è peccato”

Manuel Scorza, Storia di Garabombo l’invisibile


Ultima modifica 26/11/2008 11:33