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26 Mar |
creato da pierluigitraversa
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26/03/2008 14:47
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La certificazione dei prodotti è il nuovo fenomeno mondiale. Sono ormai lontani i tempi della certificazione di qualità, o di sicurezza di un prodotto. Gli oggetti della certificazione si spostano nella sfera dei valori: biologico, ecologico, a risparmio energetico, equo solidale.
Le certificazioni vanno viste anche come un fenomeno di marketing: le ricerche di mercato dicono che la fiducia nei brand da anni, e salvo poche eccezioni, è in deciso declino. E quindi se il mercato non si fida del brand che commercializza un prodotto ha successo un certificatore, un soggetto terzo ed indipendente.
Come dicevo, il trend è in decisa ascesa (strettamente correlato alla sfiducia nei marchi delle multinazionali).
Nel commercio equo e solidale la certificazione di prodotto fino ad oggi è stata gestita dai diversi organismi creati nelle realà nazionali e collegati internazionalmente a FLO (Fairtrade Labelling Organization). Tuttavia negli ultimi mesi il successo dei prodotti del commercio equo ha portato alla nascita di un mercato competitivo delle certificazioni. Una delle prime proposte alternative è stata quella di IMO, che nel 2006 ha introdotto la certificazione "Fair for Life". Questa certificazione riguarda anche prodotti non alimentari. Ultima arrivata in Italia è invece la certificazione di Bioagricert, certificatore del biologico.
Lo scenario è vivo e complesso. Ma dal nostro punto di vista: che cosa significa certificare un prodotto come equo solidale? E' questo lo spirito dei tempi attuale, per cui un prodotto si dice equo solidale se rispetta alcuni standard che vengono certificati da un soggetto terzo?
Anche su questo, torneremo ad approfondire.
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Prodotti certificati
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La certificazione costa, sia se fatta da terzi che internamente: l'accuratezza dipende dal tempo impiegato,dai soldi investiti e dalla chiarezza del modello di riferimento (vedi SA8000), mentre l'autonomia è sempre relativa. Certamente un mercato di differenti certifiatori equi, bio, eco e di qualsiasi altra cosa favorisce l'acquisizione di standard condivisi significativi e riduce la possibilità di connivenze più o meno esplicite.
IFAT e Agices sono in grado di fornire standard di riferimento chiari, condivisibili e verificabili? L'autocertificazione e la certificazione reciproca (i primi due step) si fondano sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca, insomma sulla fiducia, un valore nobile su cui in teoria si fonda anche il mercato. Ma questo inteerssa al consumatore? Sembra un po' troppo autoreferenziale e poco comunicabile. Il terzo step, la certificazione esterna, viene mai raggiunto? Forse gli standard non sono chiari e non vi è accordo internazionale, anche perchè sembra che la questione interessi "molto" in Italia e molto meno all'estero, anche all'interno del commercio equo e solidale.