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Aid for Trade: la risposta del movimento Fair Trade alla proposta dell'Unione Europea

Il 4 aprile la Commissione Europea ha pubblicato il Comunicato “Verso una strategia europea di Aid for Trade”, documento che mostra la proposta di intervento dell’Unione Europea per contribuire all’accrescimento del commercio dei Paesi del Sud del mondo. Si tratta di una serie di iniziative focalizzate soprattutto sui fattori legati all’offerta, tra le quali si annovera una cospicua elargizione di 2 miliardi di Euro entro il 2010. Questa cifra avrebbe il compito di stimolare le attività di esportazione dei Paesi poveri, favorendo in tal modo l’accesso al mercato mondiale e quindi, secondo questa logica che connette lo sviluppo all’aumento di attività import/export, facilitando la fuoriuscita dallo stato di povertà.

Il movimento Fair Trade europeo (IFAT, EFTA, NEWS! e FLO) ha partecipato al dibattito sull’ “Aid for Trade”, proponendo alcune critiche costruttive a tale progetto.

Nel documento allegato (tradotto in italiano) è possibile trovare la risposta del fair trade alla proposta della Commissione Europea >>

Pur accogliendo in modo favorevole l’impegno dell’Unione Europea a fare del commercio uno strumento efficace per lo sviluppo sostenibile dei Paesi del Sud del mondo, le organizzazioni di commercio equo europee sono, infatti, convinte che lo sforzo economico rischia di non modificare le condizioni attuali. Questo poiché, sostanzialmente, il programma non va ad intaccare le inique normative che governano il mercato internazionale, limitandosi ad un aumento delle attività di esportazione. Ma sviluppare unicamente tale attività, comporta per questi Paesi una costante perdita di risorse e una sempre più totale dipendenza dai compratori stranieri. La proposta dell’Unione Europea non promuove quindi la modificazione delle ingiuste regole del mercato, né tantomeno garantisce una soluzione ai bisogni alimentari, allo sviluppo culturale, politico ed educativo di tali Paesi. Secondo il movimento Fair Trade, il commercio dovrebbe essere visto come uno strumento per colmare questi bisogni e una concezione coerente del mercato dovrebbe garantire sicurezza e un ruolo centrale ai piccoli produttori.

Le FTO (Fair Trade Organizations) europee credono sia essenziale che ai produttori venga assegnato un ruolo attivo nella maturazione dell’economia del proprio Paese: dar loro un ambiente lavorativo sicuro e salvaguardarli dall’instabilità delle leggi del mercato internazionale è l’unico modo per garantire uno sviluppo continuativo e la riduzione della povertà.

Le lacune della proposta dell’Unione Europea, secondo il Fair Trade, riguardano anche la mancanza di proposte per migliorare l’assistenza legata al commercio; l’incapacità di garantire prezzi equi ai produttori e di assegnare alla società civile ruoli di monitoraggio dell’attività commerciale e di informazione; ma soprattutto il fatto di non aver considerato, per la risoluzione del problema povertà, questioni basilari come l’educazione e il miglioramento degli organismi sanitari.

Ultima modifica 06/08/2007 09:05
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