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La tecnica del Kantha

Tessuti d'arte dall'India

In un testo d’arte indiana di Chattopadhaya Kamaladevi si legge: “I kantha sono l’esempio di una strana combinazione di abiti dismessi, vecchi stracci che sarebbero abitualmente buttati via, invece sono trasformati in oggetti di rara bellezza che col passare del tempo è diventata leggenda.”
Nello stato del Bengala, in India, intorno al XIX secolo si è diffusa una delle tradizioni artigianali più ricche ed affascinanti tra quelle che ancora oggi si possono ammirare. Si tratta dei kantha, una lavorazione su stoffa che unisce il ricamo e la trapunta, una tecnica nata per il recupero di pezzi di stoffa altrimenti diventati inutilizzabili ma che, piano piano, ha assunto la dimensione dell’artigianato d’arte grazie alla creatività delle donne bengalesi che, nelle cuciture e nei ricami, hanno ricreato tutto il loro mondo domestico e quello religioso. I kantha sono così diventati vere e proprie opere d’arte popolare ed oggi sono molto apprezzati.

Il fatto di usare vecchi pezzi di tessuti riempiva di significato i kantha: il rituale della restituzione di una nuova interezza faceva parte del ruolo delle donne nella casa ed esse gareggiavano nel compierlo con perfezione. La scelta dei tessuti da accoppiare, la realizzazione del bordo che li avrebbe tenuti insieme e le impunture che costituiscono la parte più caratterizzante del kantha erano tutte tappe fondamentali del lavoro di preparazione, prima del ricamo vero e proprio. Le impunture dividevano il tessuto in sezioni e creavano uno sfondo «mosso», sul quale il ricamo avrebbe preso ancora più risalto. I ricami, tutti fatti senza disegno preparatorio, rappresentavano l’universo delle donne ed ognuna esprimeva, attraverso di essi, la propria creatività, i propri sogni.In questo senso, ogni kantha era un pezzo unico. Queste caratteristiche, rimaste ancora oggi immutate, rendono preziosi i kantha: copriletti, arazzi, tende che raccontano di un mondo affascinante perché sono l’espressione dell’universo femminile, un universo che non appartiene solo alle donne del West Bengala, ma ad ogni donna.

La tecnica di lavoro è molto lunga e sofisticata e, come spesso accade nei Paesi del Sud del mondo dove la manodopera abbonda, le donne che ricamano i loro sogni sui kantha ricevono in cambio poche rupie. Alcune di queste donne hanno tuttavia scoperto il valore della tradizione che tramandano e, grazie a SASHA, organizzazione non profit di Calcutta, partner di Ctm altromercato, si sono costituite in cooperative sin dal 1982 ed hanno cominciato a vendere i loro lavori, sia in India che all’estero, ricavandone un prezzo equo. Le cooperative, che si chiamano Panchannagram Mahila Samiti, Tatulia Mahila Samiti e Guthiari Sharif Shanti Shilpa Samiti, raggruppano oggi più di 150 donne Sasha. Sono donne che sanno di essere le depositarie di una tradizione di alto artigianato e fiere della loro capacità di esprimersi col ricamo.


Ultima modifica 08/09/2008 12:09
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