“Si avverte una grande trasformazione. Gran parte di loro sono già consapevoli della lotta. Sono decisi a far valere i loro diritti, sanno che uniti possono difendere le loro terre, lottare contro il latifondo”.
Il libro
“Forse un giorno uomo e foresta vivranno insieme, speriamo che quel giorno ci siano ancora, se quel giorno arriverà, ricordati di un amico morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico” intona una canzone dei Nomadi.
Chico Mendes, raccoglitore di caucciù (seringuiero), segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasileia (Sindicato dos Trabalhadores Rurais) dal 1975 e promotore della nascita del sindacato a Xapuri, lega il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica, condotta dai contadini con metodi assembleari e la pratica della non-violenza. Quest'anno ricorrono i vent'anni dal suo assassinio, nel lontano 22 dicembre 1988, quando Chico, a 44 anni appena compiuti, venne barbaramente assassinato sulla porta della sua casa a Xapuri da Darly e Alvarino Alves.
Nato nello stato di Acre in Brasile, ha cominciato a 10 anni a raccogliere la gomma per mantenere la famiglia e i numerosi fratelli. Fin da giovane si interessò a far valere i diritti alle loro terre degli estrattori di gomma. Mendes organizzò numerosi gruppi di lavoratori rurali per formare blocchi umani non violenti (empate) intorno alle aree di foresta minacciate dalla distruzione. Salvò migliaia di ettari di foresta, dichiarati poi reservas extrativistas dove lavoratori rurali poterono continuare a raccogliere e lavorare il lattice di gomma e a raccogliere frutti, noci e fibre vegetali ma si attrasse presto l'odio dei grandi imprenditori che ne dichiararono la condanna.
Dal suo viaggio nelle terre di Chico Mendes e l'incontro con i familiari, l’autore prende spunto per ripercorrere la vita del sindacalista brasiliano e le vicende storiche della regione. Il libro è diviso in 2 parti, nella prima ritroviamo la biografia di Chico Mendes, nella seconda alcuni estratti da interviste e lettere di Chico Mendes che illustrano il suo amore per la foresta e il suo amore per la vita, come ci ricorda nell’ intervista rilasciata poco prima di venire brutalmente assassinato: "Se scendesse un inviato dal cielo e mi garantisse che la mia morte sarà utile per rafforzare la nostra lotta, ne varrebbe la pena. Ma la mia esperienza ci insegna il contrario. Quindi voglio vivere. Cerimonie pubbliche e funerali non salveranno l’Amazzonia. Voglio vivere!"
L’impegno di Chico Mendes ha portato la deforestazione della foresta amazzonica sull’agenda dei grandi, tuttavia, anno dopo anno, le compagnie del legno continuano a penetrare sempre più a fondo nel cuore del polmone verde della Terra, trascinandola verso un impoverimento irreversibile. Ricordiamolo.
L’autore
Adriano Marzi è nato a Roma nel 1976. Ama visceralmente l'America Latina dove ha vissuto, a più riprese, tra Cile, Brasile, Bolivia e Perù. Collabora con diverse testate nazionali tra cui "Altreconomia", "Terre di mezzo" e "il manifesto".
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