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“Molti tra i marchi principali d’abbigliamento pretendono costi talmente bassi da costringere le fabbriche a violare accordi internazionali sulla tutela dei lavoratori.” Il filmI jeans, simbolo dell’abbigliamento giovanile occidentale, presenti sul mercato in tutte le possibili fogge e modelli, marche e prezzi, sono per noi oggetto d’uso quotidiano. Ma quanti consumatori conoscono la storia della loro produzione? China Blue ce la racconta, narrando la storia di Jasmine, una giovanissima tagliatrice di fili che viaggia due giorni e due notti per giungere dalla campagna alla periferia di una squallida Canton in cerca di un lavoro. Senza ricorrere a toni tragici o melodrammatici Micha X. Peled mette in luce innumerevoli aspetti caratteristici della produzione d’abbigliamento: libri paga falsificati e lavoratori pronti a mentire ad ogni controllo degli ispettori occidentali, documenti e cartellini falsi per lavorare sotto il limite d’età un altissimo numero di ore, ragazzini sradicati dalla propria famiglia e dalla propria realtà che possono tornare a casa una volta ogni due anni (il viaggio costa l’equivalente di un mese di stipendio). Condizioni di lavoro disumane soprattutto a ridosso delle consegne, licenziamenti in caso di maternità o inadempienza dei rigidi obblighi (nessuno può parlare o ridere), straordinari obbligatori e non retribuiti, nessun diritto sindacale, collusione tra i proprietari delle fabbriche e la polizia. Le storia di Jasmine e delle sue amiche Orchid e Li Peng assomiglia a quelle di molte ragazzine che esauste e stremate dal lavoro si addormentano durante turni insostenibili, si ammalano, non hanno i soldi per pagare le medicine mentre il giorno di paga viene continuamente posticipato. Trovano però la forza di divertirsi assieme nelle brevi pause con un registratore e un po’ di musica in un dormitorio dove alloggiano in dodici. Il regista mostra in modo eloquente i diversi punti di vista: quello delle lavoratrici ma anche di Mr. Lam, proprietario della fabbrica, che controlla ogni reparto tramite videocamere e multa ogni minuto di ritardo perché ritiene di avere a che fare con contadini sottosviluppati, senza alcun tipo di etica lavorativa. Mr. Lam, a sua volta, è pressato dagli acquirenti occidentali che sono disposti a pagare quattro dollari per un completo di jeans, pretendono un piano di consegne serrato e alta qualità. In un certo senso lui è quasi “costretto” a pagare un dollaro per un paio di jeans agli operai. Quello che ne risulta è una storia di sfruttamento a catena, dove le responsabilità maggiori risiedono innanzitutto in America e in Europa, paesi in cui i giovani non lavorano venti ore consecutive per un pugno di riso e i jeans vengono acquistati e, quando passano di moda, tranquillamente buttati. China Blue è stato girato clandestinamente ed ha vinto numerosi premi quali il Premio per i Diritti Umani di Amnesty International al Festival Internazionale del Cinema Documentaristico di Amsterdam, il premio come miglior documentario al Seattle International Film Festival 2006, la menzione Speciale della Giuria al Miami Film Festival e la Selezione Ufficiale al Festival Internazionale del Cinema di Toronto. Il registaMicha X Peled, nato e cresciuto in Israele, emigra negli Stai Uniti. Tra i suoi documentari ricordiamo Will My Mother Go Back to Berlin, uno studio sui rapporti tra ebrei e tedeschi dopo l’Olocausto che viene premiato in America ed in Europa. Gira anche You, Me, Jerusalem primo film diretto da una regia isrealiana-palestinese. Store Wars, when wal Marts comes to the town è un documentario-inchiesta sulla resistenza di una piccola comunita’ di Ashland, Virginia, contro l’apertura di un mega store nella loro città. China Blue vince l’Amnesty Human Rights Award all’IDFA di Amsterdam, uno dei più importanti festival di documentari del mondo. Vi consigliamo inoltre
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