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Il bene comune della terra



Codice: 034945
Prezzo consigliato: 14.00 €
Autore: Vandana Shiva
Editore: Feltrinelli




“La logica di morte della globalizzazione economica impone di anteporre gli interessi delle multinazionali a quelli degli esseri viventi, la speculazione finanziaria alla tutela della vita.”

Il testo

L’ultimo lavoro della Shiva parte dal presupposto che la globalizzazione imposta dalle multinazionali concepisce il pianeta in termini di proprietà privata a livello economico, politico e culturale. Ne consegue che ogni aspetto della vita, dai saperi comuni alle tradizioni culturali, dall’acqua alla biodiversità, dal cibo, alle sementi, ai servizi pubblici quali sanità e istruzione, viene mercificato.
L’appropriazione delle risorse e dei beni comuni va a svantaggio di tutti, della libertà collettiva, e in particolare dei più poveri, degli esclusi che non hanno più accesso alle risorse naturali necessarie per la sopravvivenza e sono costretti alla fame. Va sfatato il mito secondo cui l’agricoltura globalizzata arricchisce i contadini; al contrario il dumping devasta i mercati nazionali, impoverisce i redditi e il tenore di vita dei cittadini.
L’economia del libero mercato nega infatti le altre due dimensioni economiche: l’economia della natura (che produce e riproduce le risorse naturali attraverso un sistema di processi ecologici) e l’economia di sussistenza (l’insieme di attività produttive che provvede alla sopravvivenza attraverso forme di cooperazione e scambi reciproci). L’economia del libero mercato è nata quando le terre comuni furono recintate oltre due secoli fa seguendo la logica del massimo profitto; in pochi anni scomparvero quelli che erano da sempre diritti inalienabili di tutta la popolazione. Analogamente il colonialismo si è impadronito dei territori pubblici, costringendo le popolazioni indigene a emigrare e rinunciare alle proprie culture.
Le culture basate sulla sostenibilità possono essere molto diversificate, ma quasi tutte concepiscono la terra come terra mater. Le civiltà antiche o le culture indigene possedevano una coscienza ecologica che consentiva loro di evolversi in armonia con la natura, mantenendo un’economia sostenibile per millenni.
I movimenti ecologisti e promotori di una maggior giustizia sociale nascono dalle lotte dei più deboli, che sanno di dover preservare l’equilibrio dell’ecosistema perché da questo dipende la loro stessa sopravvivenza.
Vandana Shiva analizza inoltre il piano politico, soffermandosi sui soprusi “autorizzati” da Wto, Banca Mondiale e Fmi, e proponendo come alternativa al capitalismo globale una democrazia che parta dalle realtà locali, dalla partecipazione e vigilanza attiva dei cittadini, per rivendicare la restituzione delle risorse comuni alla collettività. E’ urgente ridimensionare i poteri delle istituzioni globali, sempre più uno strumento nelle mani dei giganti dell’economia mondiale, indifferenti a una politica che ponga al centro sostenibilità, giustizia e democrazia.
A livello culturale sostiene la Shiva un popolo civile non distrugge le altre civiltà e le altre culture, bensì promuove il rispetto della diversità e il sentimento della responsabilità universale. Possiamo e dobbiamo definirci come esseri viventi, in grado di riconoscere l’impatto delle nostre scelte e dei nostri consumi sugli altri popoli, sulle altre specie, sulle generazioni future.
Il libro porta numerosi esempi di resistenza nonviolenta, in India e in molti altri paesi, con particolare attenzione a gruppi di donne, che rifiutano una cultura basata sull’odio e la violenza. La difesa dell’acqua, delle sementi e del cibo come beni comuni e risorse prioritarie diventano fondamentali per la sopravvivenza del pianeta e del genere umano. Piccole azioni, come la scelta degli alimenti, chiamano in causa scelte economiche e politiche di estrema importanza, quali quelle tra libertà e schiavitù, democrazia e dittatura, diversità e monocultura.
I piccoli successi sono alla portata di milioni di individui, che insieme possono dare vita a spazi di democrazia e libertà.

L'autrice

Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo, ha dedicato la propria vita a salvaguardare la sua terra e ha dimostrato come la scienza possa essere al servizio dell’umanità. Attivista politica e ambientalista indiana, è tra le figure più prestigiose che si battono a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993 ed è direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy.

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