Novembre 07 - Lavorare a Gaza
23 NOVEMBRE 2007 - PARC (Palestinian Agricultural Relief Committees), produttore di cous cous, datteri, mandorle e olio di oliva per Ctm altromercato, ha inviato un'email, per descrivere la difficile situazione della Striscia di Gaza, dopo la chiusura dei confini con l'Egitto, e, in particolare, gli effetti disastrosi che questa ha avuto sulle cooperative di donne che lavorano il cous cous.
Dalla metà di giugno 2007 e dopo l’attacco di Hamas al riconoscimento della Palestina, Israele ha disposto la chiusura di tutti i confini tra Gaza e l’Egitto: ha bandito l’entrata di qualsiasi merce a Gaza, eccetto alcuni generi di sussistenza come medicine e alcuni prodotti alimentari. Nel momento in cui lo stato di Israele è giunto alla decisione che la striscia di Gaza fosse “nemico ostile”, ha chiuso tutti confini e ha imposto misure ancora più punitive. Non solo tali restrizioni sono da considerarsi violazioni del diritto internazionale, ma portano all’evidenza di tutti una vera catastrofe umanitaria, senza precedenti. Il deterioramento del settore agricolo è uno degli aspetti forse più drammatici di questa catastrofe, perché ha aggravato la già estrema sofferenza di un milione e mezzo di Palestinesi.
La perdita economica direttamente imputabile a questa situazione si aggira intorno ai 48 milioni di dollari al mese, 12 milioni dei quali sono relativi al solo settore agricolo. Questo perché la chiusura dei confini ha provocato una riduzione, completa o parziale, della richiesta di produzione, ha causato sbalzi nei prezzi e ha impedito totalmente le esportazioni di prodotti agricoli; non meno rilevante la reale minaccia al livello di sicurezza alimentare per la popolazione, che ha raggiunto la preoccupante soglia del 50%.
La sicurezza alimentare di numerose famiglie di Gaza dipende dal reddito ottenuto dalla lavorazione del cibo; fattore che spinge PARC nell’impegnarsi per migliorare le tecniche agricole delle comunità rurali Palestinesi e fornire un servizio di sostegno alle vendite. L’esperimento di maggior successo è stato l’istituzione nella striscia di Gaza di una cooperativa di donne per la lavorazione del cous cous. Questa e altre cooperative sostengono più di 200 famiglie a basso reddito che, purtroppo, data l’attuale situazione, hanno perso la loro principale fonte di sostentamento.
Tramite PARC, le cooperative esportano verso le centrali del commercio equo europee 100 tonnellate di cous cous all’anno. I nostri partners, Ctm altromercato in Italia e OWW in Belgio, sono considerati i maggiori importatori di cous cous, dal momento che ne acquistano intorno alle 70 tonnellate ogni anno. Qualora la situazione a Gaza non migliori a breve, il settore di queste cooperative andrà completamente distrutto e centinaia di famiglie Palestinesi saranno esposte a ulteriori sofferenze.
Negli ultimi tempi, oltre al blocco delle esportazioni e all’indebolimento del mercato interno (dovuto alla diminuzione del potenziale di acquisto dei Palestinesi a Gaza), la produzione di cous cous è stata minacciata dalla crescita dei prezzi del petrolio e del grano e dalla carenza di altri materiali necessari.
PARC e i suoi soci si augurano che la Comunità Internazionale durante il summit di Annapolis faccia pressione sul governo israeliano affinché ripristini condizioni di vita adeguate a Gaza e a riapra i confini, l’unico modo per fermare questa catastrofe umanitaria.
Saleem Abu-Ghazaleh
PARC - Palestinian Agricultural Relief Committees
|
SOSTIENI LE DONNE DI GAZA Da oltre 10 anni Ctm altromercato acquista cous cous dalle donne di Gaza tramite PARC, un'importante ONG palestinese, impegnata nel sostegno alla produzione agricola. A causa dello scontro tra Hamas e l’esercito israeliano, la Striscia di Gaza è attualmente isolata: i traffici commerciali sono sospesi e mancano acqua, energia, comunicazioni e cibo. In questa situazione, è impossibile importare cous cous dalle cooperative di donne della Striscia. Per non lasciarle sole, in attesa che gli acquisti riprendano, Ctm propone un intervento diretto tramite donazioni, che prevede l’acquisto a prezzi equi di derrate alimentari prodotte da contadini palestinesi, da distribuire alle famiglie più colpite. |