KILIMANJARO NATIVE COOP. UNION (KNCU)
L’organizzazione
Il consorzio di cooperative Kncu si rispecchia in una storia lunga e cangiante, specchio delle diverse fasi politiche dell’attuale territorio statale della Tanzania. L’organizzazione venne fondata ancora quando era protettorato inglese, nel 1925, come unione dei coltivatori di caffè della regione del Kilimanjaro. Dopo l’indipendenza formale della Tanzania Kncu venne assoggettata come le altre cooperative ad una regolamentazione e ad una pianificazione statali. Queste si svilupparono sempre di più in ostacoli burocratici e si dimostrarono frenanti piuttosto che fonti di sviluppo. Nel 1976, nell’ambito della politica di statalizzazione, tutte le cooperative vennero sciolte; 6 anni più tardi vennero di nuovo attivate per decreto. Nel 1984 Kncu si ricostituì di nuovo e può ora agire entro le nuove condizioni politiche di riferimento in modo più libero e sostenere in particolare l’indipendenza delle singole cooperative.
L’organo decisionale supremo è l’assemblea generale annuale, alla quale partecipano due delegati per cooperativa associata. Kncu ha diversificato sin dall’inizio le sue attività: così gestisce per esempio un cotonificio, gestisce circa 45 centri di distribuzione di mangime per animali, un ristorante proprio ed ha acquisito, tramite una società consociata, dallo stato un mulino per il riso per l’esportazione. Ma l’aspetto economico sicuramente più rilevante è senza dubbio la produzione e la commercializzazione del caffè.
I produttori
I soci di Kncu sono 92 singole cooperative con mediamente 1.000 soci ciascuna. Dato che però come socio della cooperativa viene iscritto unicamente il capofamiglia, il numero reale delle persone coinvolte è di gran lunga superiore e si aggira intorno alle 100.000 persone. Circa il 5% delle persone registrate sono donne; si tratta nella maggior parte dei casi di vedove o donne non sposate. Rispetto all’interno del paese la regione del Kilimajaro grazie alla sua terra fertile e piogge abbondanti è popolata molto più densamente. Di conseguenza le fattorie dei singoli coltivatori sono di dimensioni ridotte. Di circa 3 fino ad un massimo di 5 ettari i produttori coltivano la loro terra da 1 a tre ettari con caffè. Dalle monocolture dei tempi in cui il prezzo del caffè era maggiore i contadini sono già allontanati da tempo – l’agricoltura serve in prima linea al sostentamento delle loro famiglie con gli alimenti di base come mais, banane, mentre il caffè viene usato come prodotto da vendita per la copertura di spese particolari come l’educazione, l’abitazione. Non sono rare altre combinazioni tra attività agricole ed altre attività che creano reddito. Per esempio il responsabile delle vendite di Kncu, Gabriel Ulomi: accanto al suo lavoro a favore della struttura cura insieme alla sua famiglia un piccolo appezzamento. Così non deve acquistare alcuni prodotti come il latte, il mais necessari alla loro vita quotidiana e solo così è possibile sopravvivere con retribuzioni basse e un costo della vita relativamente elevato in Tanzania.
Produzione e commercializzazione
I membri della cooperativa coltivano caffè della qualità arabica. Tradizionalmente non vengono usati fertilizzanti chimici, bensì compost, che producono essi stesse nelle loro fattorie. Tramite una coltivazione molto variegata e mista tipica dei piccoli coltivatori le piante risultano essere anche poco soggette a malattie; nel caso in cui però i coltivatori avessero bisogno di ricorrere a supporti chimici per interventi mirati, gli acquisti vengono effettuati tramite il consorzio.
I primi passaggi della lavorazione dopo la raccolta avvengono in modo decentrato a cura delle singole cooperative: dalla separazione della polpa che racchiude il chicco di caffè fino al trasporto dei chicchi a Moshi. Qui, tramite la “Tanzania Coffee Curing Company”, controllata principalmente da Kncu, i chicchi vengono puliti, selezionati e suddivisi a seconda della qualità e immagazzinati fino al giorno dell’asta. L’asta del caffè è in realtà un relitto dei tempi in cui tutte le operazioni riguardanti il caffè e per qualsiasi prodotto che rendesse valuta pregiata venivano controllate centralmente dallo stato. Le difficoltà derivanti da questo sistema sono state superate negli ultimi anni: Kncu è presente con un proprio agente delle vendite alle aste, che vende il caffè verde delle cooperative associate al miglior offerente. Il caffè di Kncu arriva nel circuito del commercio equo e solidale europeo attraverso una mediazione di Kncu stessa che acquista praticamente il proprio caffè per le organizzazioni di commercio equo e ne segue poi l’esportazione. Le quantità e i prezzi vengono concordati anno per anno di raccolta. Tramite i sovrapprezzi garantiti dalle organizzazioni di commercio equo è stato sviluppato un fondo che offre workshpos e seminari, che devono fornire momenti di sviluppo delle capacità professionali per il loro lavoro. Attualmente Kncu vende circa il 10% della sua produzione nel circuito del commercio equo europeo, ma gli aspetti positivi di questo contatto diretto non sono solo direttamente commerciali: secondo osservazioni da parte di collaboratori di Kncu la possibilità di accesso ad alternative concrete di vendita offerte dal circuito del commercio equo e solidale ha spinto anche altri compratori al pagamento di prezzi migliori.