Quel che resta di quel giorno in Sri Lanka
SRI LANKA! È la prima esclamazione di chi vede per la prima volta quest’isola dove il verde è ovunque ed in abbondanza, avvolgente ed accogliente. Sri Lanka! Ovvero Isola Splendente. Nei secoli si è guadagnata talmente tante definizioni per descriverne la magnificenza che a contarle tutte non basterebbe un’enciclopedia. Sri Lanka! Perla d’Oriente. Sri Lanka! Lacrima dell’India, perché se è vero che l’India ha mai pianto di gioia, quella lacrima congelandosi a mezz’aria mentre cadeva è diventata l’Isola dello Sri Lanka.
SRI LANKA! Cosa è successo? Verrebbe da chiedersi percorrendo la strada che corre lungo la costa a sud da Colombo verso Galle per procedere fino ad Hambantota ed arrivare a Tissamaharama, dove ci stanno aspettando. Il traffico di Colombo ha causato già più di un’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Poco male, abbiamo davanti tredici ore di auto, una più una meno non farà la differenza. Il sole comincia a scaldare mentre dal finestrino sfilano villaggi ed abitazioni lungo la strada. Molte case sono in ricostruzione, altre sono vuote e rotte. Altrove si vedono pezzi di mura e a fianco una tenda improvvisata, con brandelli di stoffa e teli. Più ci si avvicina al mare, meno si vedono strutture integre. Molti cantieri e lavori in corso. Tanta confusione.
Marlene Jayawardene conosce ormai tutta la costa sud palmo a palmo. Si è recata lì fin dal giorno successivo alla tragedia dello Tsunami. – Non si sapeva da quale parte volgere lo sguardo, cercavo gente che conoscevo e come me tanti altri giravano sulle spiagge, tra il fango tentando di riconoscere qualcuno. Ci abbracciavamo, senza sapere chi fossimo. – Marlene racconta dei primi sopralluoghi, descrivendo e disegnando con le dita nell’aria il profilo di case che ora non ci sono più. Quando ci fermiamo alcune donne ci corrono incontro invitandoci presso una tettoia di nylon. Marlene scambia qualche parola con loro, stanno ancora aspettando una casa, la mia presenza suscita domande: da dove viene la straniera? Quale paese? Quale ONG (Organizzazione Non Governativa)? Costruisce case? – Noi abbiamo bisogno … Madame… - Ci allontaniamo dopo poco, mentre Marlene cerca di consolarle con poche parole, si rivolge a me dicendo che è molto difficile attualmente lavorare in quest’area. Sono arrivate molte ONG e c’è anche qualcuno che se ne approfitta. Alcuni stanno chiedendo la terza casa. Una volta arriva la moglie, una volta il marito… è indispensabile lavorare tutti insieme, con chi conosce bene il contesto. Altrimenti si crea la confusione. E poi c’è il governo, che ha ricevuto tanti, tanti, tantissimi soldi, ma non si sa bene dove siano andati. Forse è un giudizio molto severo, o forse no. C’è chi non se ne vuole andare, sebbene il governo abbia vietato insediamenti a meno di 150 metri dalla spiaggia. I pescatori non accettano questa condizione. C’è chi si è costruito un piccolo capanno proprio sopra le fondamenta della sua precedente casa, su una piattaforma di cemento. Hambantota è il luogo dove l’onda ha colpito più duramente, ha travolto tutto, ha inghiottito ogni cosa, proprio nel giorno di mercato quando la città era piena di persone dell’entro terra che facevano acquisti.
Dopo pochi chilometri arriviamo a Tissamaharama, davanti al cancello di AGAPE HOME, dove ci attende Pastore Dayaratne per inaugurare la seconda casetta. Con il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano è stato possibile avviare la costruzione di cinque nuove case per l’accoglienza di bambini e bambine rimaste orfani dopo lo Tsunami. Da anni Padre Dayaratne svolge l’attività di accoglienza, purtroppo i giorni successivi all’ondata che ha distrutto tutto, sono diventati cento i minorenni senza casa.
Sono stati subito accolti, ma la struttura non era sufficiente. Lentamente ed in economia Padre Dayaratne con l’aiuto di numerosi volontari sta ampliando le case. Già due sono state completate. Ci sono difficoltà nel reperire il materiale, che di giorno in giorno aumenta di prezzo. Inoltre lui deve stare dietro a tutte le attività di ottanta bambini e bambine. Non è certo da solo, ma le cose da fare sono sempre tante. Lui stesso ha disegnato le casette, che nella loro semplicità trasmettono tanto calore domestico. Ad ogni unità è assegnata una ‘mamma’, ovvero una signora che si prende cura di dieci bambini o bambine, dormendo in una stanza attigua alla loro. L’età è varia, il più piccolo è arrivato da poco ed ha un anno e mezzo. Il più grande si avvicina ai sedici anni. Alle quattro del pomeriggio, quando tutti sono rientrati da scuola, inauguriamo la nuova casetta. Tagliamo il nastro ed entriamo. Un vassoio di banane e alcune frittelle come rinfresco e poi la visita all’ingresso, i bagni, la stanza da letto con dieci letti e la stanza della ‘mamma’. Entro fine marzo anche la terza casa sarà completata ed entro ottobre 2006 anche le ultime due. Padre Dayaratne cerca di tenere il passo con tutto quanto ha da fare, gli sta molto a cuore l’educazione dei bambini e delle bambine. Ha avviato un laboratorio di falegnameria per piccoli lavori e da poco ha ultimato la sala computer. Una volta alla settimana un volontario del villaggio insegna informatica. - Senza l’inglese e senza sapere usare il computer i ragazzi non hanno un futuro – dice Padre Dayaratne – vorrei che avessero una possibilità nella società una volta fuori di qui. Vorrei che riuscissero a cavarsela da soli. Soprattutto le ragazze, che non hanno una dote da portare con sé, per loro è fondamentale ricevere una buona educazione. Noi stiamo facendo di tutto per aprire un futuro a loro, che hanno avuto un’infanzia spezzata -. Alla sera la visita è terminata, iniziano i preparativi per la cena e noi li lasciamo, all’AGAPE HOME salutandoci con un arrivederci. Il rientro implica altre tredici ore di auto, verso Madampe dove arriviamo alla sera tardi.
Il giorno seguente ad attendermi c’è Shiran, direttore di GOSPEL HOUSE. Gospel House produce giocattoli in legno, coinvolgendo con questo lavoro artigiani e artigiane della comunità circostante. Di fatto, nessuno in quest’area è stato colpito dallo Tsunami, ma Shiran ed il fratello Modestus, sono rimasti scioccati dall’evento catastrofico e fin dalle ore successive di quel 26 dicembre 2004 si sono attivati per portare aiuto. Inizialmente hanno impiegato le loro risorse, hanno svuotato il loro magazzino e lo hanno trasformato in un campo base di primo intervento. Tanti volontari si sono aggiunti lavorando giorno e notte. – Abbiamo avuto il sostegno da parte di tante organizzazioni europee del Commercio Equo e Solidale. Ci hanno inviato subito fondi, chiunque come poteva, come Ctm altromercato che ha spedito 5.000 Euro. Con quei soldi abbiamo comperato acqua, medicine e kit di prima necessità per il campo rifugiati di Galle -. Shiran racconta così dei primi giorni, quando andava in jeep verso sud. Con le strade interrotte e la puzza dappertutto. Adesso abbiamo fondato il CRUF (Community Restoration & Uplifment Foundation) dove ci sono due persone che lavorano sul programma di ricostruzione. È prevista la ricostruzione di un villaggio, corsi di formazione per le donne che sono rimaste vedove, in modo che possano garantire un’entrata per la famiglia. L’ampliamento delle attività comporterà un carico maggiore di lavoro anche per Gospel House che attualmente ha un piccolo laboratorio. Per questo motivo si è pianificata la costruzione di un nuovo magazzino grazie al supporto del Comune di Torino che ha finanziato buona parte dei lavori. A fine marzo si è concluso il progetto architettonico della futura struttura, che non solo prevede un ampio magazzino, ma anche sale formative per gli artigiani e le artigiane di Gospel House. In questo modo sarà possibile avere un luogo dove tenere i seminari ed accogliere le persone. Oggi questi corsi avvengono nei vari villaggi, ma con notevoli difficoltà strutturali. L’avvio dei lavori di scavo sarà ad aprile, con possibile conclusione a novembre 2006. Le prospettive ed i tanti progetti di Shiran e Modestus sono un lancio di ottimismo tra le mille difficoltà degli eventi. L’energia e l’entusiasmo di questi due uomini indaffarati su così tanti fronti disegnano nuove prospettive reali ed evidenti.
Il giorno seguente incontro Tyrell, il direttore di PODIE, un’organizzazione che lavora le spezie e che ha sede a Negombo. Anche questa cittadina turistica è stata fortemente colpita dallo Tsunami, alcune delle persone che lavorano a Podie hanno perso la casa. Da quel momento ci sono stati tanti problemi, non solo non si poteva più lavorare, ma molti hanno preferito spostarsi, non potevano più sentire il rumore del mare. Si svegliavano di notte e non riprendevano più sonno. Avevano nella testa il fragore dello schianto che fa l’acqua sul suolo. Non ce l’hanno fatta a riprendere la vita normale. Ci sono cose che non si ricostruiscono più.
Quando ctm altromercato ha raccolto i fondi con la campagna LAVORI IN CORSO Tyrell ha indicato un’organizzazione di Commercio Equo e Solidale che si è occupata di interventi d’urgenza nella zona di Galle. Così Tyrell introduce Indika, responsabile di Siyath Foundation. È a loro che sono stati indirizzati 7.000 Euro, da dedicare al programma di ricostruzione in 37 comunità nel distretto di Galle. La fondazione ha perso tutto e Indika è scampato all’onda per una banale coincidenza. Da Galle la sera prima era stato richiamato a Negombo per un colloquio importante. Altrimenti, alle otto di mattina del 26 dicembre sarebbe stato nell’ufficio della fondazione da Galle. Siyath Foundation si occupa fin dalle origini di offrire formazione tecnica alle donne, per avviare piccoli lavori sul mercato locale. In seguito allo Tsunami, la fondazione ha dovuto ricominciare quasi dal principio il proprio lavoro, avendo perso il 90% delle proprie strutture. Sono arrivati tanti aiuti, i lavori di ripresa stanno procedendo. Indika spiega che il sostegno e la solidarietà internazionale hanno attivato la vera ripresa, anche se rimane ancora tanto lavoro da fare.
Quel che resta di quel giorno è una lacrima spezzata.
Quel che resta di quel giorno sono le mura di una casa.
Quel che resta di quel giorno è uno sguardo assente.
Quel che resta è un popolo che ricomincia daccapo.