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Quel che resta di quel giorno in Tailandia

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consegna della borsa di studio consegna della borsa di studio
il disegno di una bambina in memoria dell'onda che ha travolto il suo villaggio il disegno di una bambina in memoria dell'onda che ha travolto il suo villaggio
Presso un villaggio Mochen la ricostruzione di imbarcazioni Presso un villaggio Mochen la ricostruzione di imbarcazioni
Racconto della visita di valutazione al progetto di cooperazione Post-Tsunami in Tailandia. Dicembre 2005. (di Sandra Endrizzi)

A distanza di un anno dall’evento che rimarrà impresso nella memoria di tutta la popolazione del mondo, sono ancora fresche le tracce del graffio lasciato dallo Tsunami sulle coste della Tailandia.
 Percorrendo la strada che da Phuket si dirige verso nord, nella direzione del distretto di Phangnga è possibile trovare lungo la strada imbarcazioni infossate nel suolo a quasi un chilometro di distanza dal mare. Piantate in mezzo all’erba, sono una testimonianza più eloquente di tanti monumenti. Mano a mano che ci si allontana dall’isola di Phuket diminuiscono le villette, gli alberghi, i ristoranti e le pensioni, sia per densità che per dimensioni, come se si trattasse di uno strano gioco di prospettiva. Dalle massicce ed imponenti costruzioni che stanno riprendendo forma lungo la costa, proprio di fronte alla trasparenza dell’oceano, si passa a casette in muratura, molte ancora da terminare. Su tutte è posta una targa: ‘donato da…’. Molte case hanno la sembianza di un contenitore, con le finestre aperte e le porte spalancate, si vede che dentro non c’è ancora nulla, sebbene le famiglie già vi siano entrate. Perdere tutto e non avere più niente da mettere dentro casa, se non uno sbilenco mobilio recuperato.
Noui è il coordinatore del progetto che Ctm ha finanziato grazie alla raccolta fondi della Campagna Lavori in Corso. Da anni Noui lavora con i bambini e le bambine del distretto di Phangnga dove è forte la presenza dei Mochen (nomadi del mare) un gruppo etnico proveniente dalle regioni ad Ovest della Tailandia. Storicamente questa popolazione ha sempre girovagato, pescando, lungo le coste del Myanmar. Parlano una lingua incomprensibile per i tailandesi e gli unici loro averi erano custoditi sulle imbarcazioni. Come accade in altre parti del mondo, quando i confini vengono tracciati e controllati dagli Stati, i nomadi cominciano ad avere qualche problema. Sebbene siano praticamente allocati lungo le coste tailandesi ormai da un centinaio di anni, il governo non riconosce loro la cittadinanza. Con lo Tsunami, molti hanno perso le loro imbarcazioni e con esse anche gli unici (dei pochi) documenti che conservavano. Noui approfitta del pranzo per fare una panoramica generale sulle condizioni del distretto prima e dopo lo Tsunami. Sebbene qualcuno viva ancora nelle baracche provvisorie, ormai le case sono quasi tutte ricostruite. Per queste attività – per la costruzione di infrastrutture  - i soldi sono arrivati in abbondanza. Il sostegno internazionale è stato di forte entità, la ricostruzione è stata veloce. L’unica nota critica a cui accenna Noui è che le donazioni sono state indirizzate quasi completamente a Phuket. Mentre in aree più rurali, abitate solo da pescatori, non ci sono molte organizzazioni che se ne sono interessate. Il Re ha fatto costruire qualche scuola e riparare le infrastrutture. Ci sono tanti bambini e bambine rimasti orfani.
Noui spiega che i fondi ricevuti da Ctm sono serviti per finanziare i progetti di scolarizzazione di giovani in difficoltà economica, ma molto dotati e che sarebbero di grado di proseguire gli studi con profitto. Di fatto, il progetto interessa molti Mochen ma, Noui non vuole assumere un progetto esclusivo. Ci sono anche tanti e tante ragazzini e ragazzine tailandesi che non hanno la possibilità di studiare. Non sarebbe giusto fare una distinzione. Con i Mochen però ci sono anche altri tipi di problemi da affrontare, per esempio cercare di ricostruire i certificati di nascita. Praticamente assenti. Attraverso l’inizio di queste attestazioni si comincia a regolarizzare la loro presenza sul territorio a renderli cittadini a tutti gli effetti. È una delle sfide maggiori di Noui.
La prima visita è alla scuola Wat Khomaniyakhet a Takua Pa, dove incontriamo Sukda Sutjit un ragazzino Mochen di 14 anni che ha ricevuto una borsa di studio con i fondi raccolti da Ctm. Ci mostra il suo quaderno dove sono riportate le spese che ha sostenuto. La somma di denaro è custodita da un maestro della scuola che consegna il denaro al ragazzo quando ne motiva la richiesta. Sukda lavora il sabato e la domenica al mercato, trasporta la verdura con un carrello per guadagnare qualcosa da portare a casa. La bella notizia è che da qualche tempo il padre non lo picchia, pare che le cose stiano migliorando.

La seconda scuola che visitiamo è Ratchpachanukrow, costruita dal Re dopo lo Tsunami in modo che potesse accogliere anche orfani. Ci viene subito incontro Nonthaporn, di 12 anni anche lui Mochen. Ha perso entrambi i genitori con lo Tsunami e adesso è accolto presso la scuola. Da grande vuole fare il calciatore. Quando il bambino si allontana la maestra ci spiega che il momento più difficile per questi ragazzi è quando arriva il sabato e la domenica. Non c’è lezione, ma le maestre vanno comunque alla scuola, perché è il momento più triste della settimana per chi è rimasto solo.  I bambini hanno gli sguardi che si perdono nel vuoto, di notte piangono. La maestra vorrebbe organizzare qualche attività ricreativa durante i fine settimana per non lasciarli soli con i loro pensieri. Noui guarda Nonthaporn con molto orgoglio, dice che una volta sono andati a pescare insieme e che il ragazzo se la cava niente male.
In un’altra scuola incontriamo un ragazzo sordo, Noui ha trovato una scuola specializzata in grado di accoglierlo per il prossimo maggio. Sarà molto lontano da casa, circa 12 ore di pullman.

La tappa successiva ci porta al campo profughi del tempio Kuraburi, dove incontriamo Pui una ragazza che ha la talassemia, una malattia del sangue che richiede trasfusioni frequenti. È un costo elevato per la famiglia. Il padre è pescatore, e da poco è ritornato in mare a pescare con la barca nuova, ottenuta recentemente. Le barche sono costruite poco lontano, di fronte all’isola di Koh Pra Tong dove c’è ancora qualche pescatore che vive nelle baracche, sebbene quasi tutti si siano ormai trasferiti in casette di muratura più spostate verso l’interno.
L’ultima visita è alla casa di Ja, una ragazza di 12 anni che è rimasta sola con la nonna, ricoverata in ospedale. Andiamo a prenderla a casa delle maestre, dove è stata ospitata per qualche giorno. Deve però fare ritorno a casa, aspetta che la nonna sia dimessa dall’ospedale, sua madre è morta un anno fa, suo padre le aveva già abbandonate. Così Ja si ritrova sola, in una giornata di dicembre, mentre abbraccia un orsacchiotto, seduta sul cassone del fuoristrada di Noui che la riporta a casa. Prima però le vuole mostrare una sorpresa. Le ha comperato una bicicletta tipo mountain bike. Così potrà andare a scuola da sola. Due giorni dopo abbiamo saputo che la nonna di Ja era morta, in ospedale.
Ctm altromercato ha potuto sostenere fino ad oggi 28 bambini, bambine e adolescenti nel loro progetto di studio, contribuendo ad alleviare la mancanza dei genitori in alcuni casi o la difficoltà economica della famiglia in altri.

Vista la trasparenza e l’accuratezza con cui Noui segue il progetto Ctm altromercato rinnova il proprio impegno con Green Net, così dopo la missione di valutazione intermedia, sarà destinata la  somma di 3000 Euro, come parte restante della quota destinata al progetto totale di 10.000 Euro.
Nel frattempo un’associazione di medici ha contattato Ctm altromercato e si è resa disponibile a finanziare ulteriormente il progetto di Green Net, in particolare per sostenere quei ragazzi e quelle ragazze che hanno bisogno di cure mediche specialistiche.

Durante l’ultima riunione avuta con Noui prima di partire, abbiamo avuto occasione di rivedere gli obiettivi del progetto e concordare i prossimi interventi educativi. Anche in questa occasione Noui ha voluto ribadire che la cosa fondamentale per lui è che il denaro arrivi direttamente ai bambini che ne hanno bisogno. Ciò significa che può passare un lungo periodo prima di spendere tutta la cifra. Non c’è fretta, lasciamo che ognuno abbia il suo tempo per rispondere all’emergenza.

Salutandoci, Noui ha detto di riportare a tutti quelli che hanno versato una donazione per questo progetto le seguenti parole: “grazie a tutti coloro che hanno aiutato il nostro popolo, anche se non ci conosciamo. Ci è sembrato così strano che delle persone da così lontano siano venute ad aiutarci. Noi non lo scordiamo. Grazie.”


Quel che resta del 26 dicembre 2004.
Quel che resta di quel giorno si vede ancora oggi, sui volti dei bambini e delle bambine. Nei loro disegni. Sul lungomare quando si abbassa la marea, materiale depositato.
Quel che resta di quel giorno è una fotografia di come era prima…
Quel che resta di quel giorno sono ricordi di un popolo che ricomincia.

Ultima modifica 30/10/2007 10:15
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