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UCIRI
uniti vinceremo
Sul cancello di UCIRI c’è scritto “Unidos venceremos/uniti vinceremo” ed è proprio questo il motto che ha guidato negli anni le 64 comunità indigene che costituiscono UCIRI, la Union de las Comunidades Indigenas de la Region del Istmo.
Fondazione: 1983
Persone coinvolte: 1.900 circa
Sito Web

Il successo di UCIRI

Francisco van der Hoff, teologo ed economista olandese e fondatore di UCIRI, viene spesso definito il padre del commercio equo. Il successo di UCIRI è stata una tappa fondamentale nella storia del fair trade, un simbolo dell’efficacia di questa concezione alternativa del commercio internazionale. Francisco van der Hoff spiega la situazione in cui nasce UCIRI, nelle zone montagnose dello stato messicano di Oaxaca: “el mapa de la pobreza rural coincide en México con el mapa de la cafeticultura y con el mapa de la resistencia y las protestas campesinas en el país”, cioè la mappa della povertà coincide in Messico con la mappa della coltivazione del caffè, con la mappa della resistenza e delle proteste campesine nel paese.

Dalla Pacha Mama dipende la sopravvivenza delle generazioni future

Secondo la tradizione indigena di cui sono portatori i soci di UCIRI, per la maggior parte Zapotecos, Mixes e Chontales, la terra non è un’entità estranea da sfruttare il più possibile, ma una “Pacha Mama”, una Madre Terra da rispettare perché da essa dipende la nostra sopravvivenza e quella delle generazioni future. Come molte comunità indios, i soci di UCIRI non concepiscono la proprietà privata, per cui la terra viene ripartita fra gli abitanti del villaggio ogni anno a seconda delle necessità. Una visione di questo genere è totalmente incompatibile con un tipo di coltivazione che faccia uso di pesticidi, erbicidi o fertilizzanti chimici e la produzione di caffè di UCIRI è totalmente biologica.

Il vero prezzo del caffè sostenibile

Accorciare la filiera ed evitare che i campesinos vendano ai coyotes - gli intermediari - sono da sempre tra gli obbiettivi di UCIRI. Il caffè di alta montagna è di qualità pregiata e negli ultimi anni i coyotes sono sempre più aggressivi, promettendo di pagare un prezzo più alto. UCIRI mostra ai propri soci tutti i calcoli che hanno portato l’organizzazione a stabilire il prezzo del caffè che rimane stabile per una stagione. Alla fine del raccolto UCIRI scorso ha pagato il miglior prezzo, anche perché i coyotes speculano molto e cambiano il prezzo spesso durante il periodo della raccolta. Rimane fondamentale il lavoro di coscientizzazione, per fare capire ai campesinos che non si tratta solo della vendita del prodotto, ma che il fatto di essere organizzati significa poter promuovere programmi di sviluppo locale, mantenere il proprio stile di vita ed essere riconosciuti in politica e in economia.

Il caffè di alta montagna richiede molto lavoro

Nella zona di Uciri, il caffè biologico si produce a un’altezza compresa tra i 1600 e i 1800 metri, in cafetales con coltivazione ad ombra cioè le piante di caffè sono miste al sottobosco. La regolazione dell’ombra garantisce la qualità delle ciliegie di caffè; se l’ombra è poca, la temperatura è troppo elevata e si sviluppano le malattie tipiche delle piante di caffè. Se invece è troppa, la pianta dà pochi frutti. I campesinos devono tagliare le piante con sapienza in modo da garantire la “giusta” ombra. Questa come molte fasi della lavorazione del caffè richiedono un duro lavoro. Il lavoro di raccolta è totalmente manuale e richiede molto tempo. I cafetales sono fortemente inclinati, lontani dalla casa del produttore, che deve usare un asino per trasportare il caffè raccolto, fare diversi viaggi di qualche chilometro su terreni scoscesi. Le ciliegie di caffè vanno subito selezionate per dividere il caffè ancora verde da destinare al consumo domestico o alla vendita su mercato nazionale da quello maturo da “de spolpare” e lavare per la produzione di caffè oro per esportazione.

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Nuove Radici per UCIRI

“Stiamo pagando il conto del cambiamento climatico, noi non siamo i colpevoli principali di questo disastro naturale, causato in gran parte dai paesi industrializzati, grandi emissori di gas nefasti" scrisse nel 2010 ad Altromercato Francisco van der Hoff. Oltre ai gravissimi danni causati in Messico dal cambiamento climatico (alluvioni, violenti uragani e gelate invernali), l’invecchiamento delle piante di caffè provoca una bassa redditività. A fronte di queste gravi difficoltà, nel 2010 Altromercato decise di avviare la raccolta fondi Nuove radici per Uciri, per aiutare a rinnovare le coltivazioni di caffè riseminando nuove piante, più giovani e forti. Grazie alla solidarietà dei consumatori italiani sono stati raccolti circa 15mila euro, che hanno permesso ai soci di Uciri di acquistare nuove piante ed aumentare la produttività dei cafetales.

Il futuro di UCIRI è il futuro di tutti

L’emigrazione rimane un problema, e sono soprattutto i giovani, i figli dei soci anziani, ad andarsene verso città messicane a vocazione turistica o negli Stati Uniti. Per fare fronte a questi cambiamenti e continuare a preservare la cultura indigena anche tra i giovani, UCIRI sta promuovendo un servizio di piccoli prestiti agevolati ai soci gestito dalla cooperativa di risparmio e credito, la Esperanza Indigena Zapoteca, che oltre alla sede di Lachiviza ha aperto altre quattro succursali. Un altro progetto di particolare rilevanza è l’avvio di esperienze di ecoturismo, per avvicinarsi ai popoli della selva e trascorrere la giornata-tipo di un campesino. Mungere le vacche al mattino, raccogliere il caffè a mano, selezionarlo, “despulparlo” con la macchina a manovella, tostarlo e macinarlo prima di poterlo finalmente bere. Un modo unico per assaporare l'aroma del caffè e conoscere i soci di UCIRI, persone e comunità che da oltre trent’anni lottano con dignità per un futuro migliore e più giusto, per tutti.