
Il Commercio Equo è oggi un movimento globale. Oltre un milione di piccoli produttori e lavoratori sono organizzati in più di 3.000 organizzazioni di base con le loro strutture principali in più di 50 Paesi nel Sud del mondo. I loro prodotti sono venduti in migliaia di Botteghe del Mondo (o Fair Trade Shops), in supermercati e in molti altri punti vendita nell’emisfero Sud.
Il movimento è impegnato in dibattiti con i politici delle istituzioni europee e in forum internazionali affinchè il commercio internazionale diventi più equo. E in effetti il Commercio Equo ha reso il commercio tradizionale più attento alle responsabilità sociali e ambientali. In breve, il Commercio Equo sta acquisendo sempre più importanza.
Ci sono molte versioni sulla storia del Commercio Equo.
Secondo alcuni i precursori furono gli americani, con Ten Thousand Villages (allora Self Help Crafts) che comprò tessuti lavorati da Puerto Rico nel 1946 e con SERVV che iniziò a commerciare con comunità povere del Sud verso la fine degli anni ’40. Il primo negozio di Commercio Equo aprì nel 1958 negli USA.
Le prime tracce di Commercio Equo in Europa risalgono alla fine degli anni ’50, quando Oxfam GB cominciò a vendere nei suoi punti vendita manufatti prodotti da rifugiati cinesi, creando nel 1964 la prima Organizzazione di Commercio Equo. Iniziative parallele iniziarono nei Paesi Bassi e nel 1967 venne istituita Fair Trade Organisatie, l’organizzazione di importazione olandese.
Allo stesso tempo, gruppi olandesi per il terzo mondo iniziarono a vendere zucchero di canna con il messaggio “comprando zucchero di canna dai alle persone dei Paesi poveri un posto nel sole della prosperità”. Questi gruppi passarono poi a vendere prodotti di artigianato del Sud e nel 1969 venne aperto il primo “Third World Shop”. Le Botteghe del Mondo, o World Shops, ebbero un ruolo fondamentale nel movimento del Commercio Equo, essendo non solo dei punti vendita, ma anche molto attive in campagne e nella diffusione di una nuova consapevolezza.
Durante gli anni ’60 e ’70, organizzazioni non-governative (Ong) e individui socialmente motivati in Asia, Africa e America Latina sentirono la necessità di fare commercio equo per dare consigli, assistenza e supporto ai produttori svantaggiati. Vennero così create organizzazioni di Commercio Equo nel Sud collegate alle nuove organizzazioni del Nord. Alla base dei loro rapporti: la partnership, il dialogo, la trasparenza e il rispetto. L’obiettivo: una grande equità nel commercio internazionale.
Parallelamente a questi movimenti cittadini, i Paesi in via di sviluppo indirizzavano forum politici internazionali, come la seconda conferenza UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) a Delhi nel 1968, per comunicare il messaggio “Trade not Aid” (“Commercio, non aiuti”). Questo approccio sottolinea l’intenzione di stabilire relazioni commerciali con il Sud del mondo, invece di appropiarsi dei benefici al Nord per poi far tornare una piccola parte di essi al Sud sotto forma di aiuti per lo sviluppo.
La crescita del Commercio Equo (o Commercio Alternativo, come viene chiamato negli ultimi tempi) dalla fine degli anni ’60 in poi è stata associata anzitutto al commercio per lo sviluppo, che nacque come risposta alla povertà o, a volte, alle calamità nel Sud, concentrandosi nella promozione dei prodotti artigianali. I fondatori del movimento furono spesso attori del largo sviluppo o associazioni religiose nei Paesi europei. Queste Ong, collaborando con le loro controparti nel Sud, favorirono la creazione di organizzazioni di Commercio Equo nel Sud, che organizzano produttori e prodotti ed esportano al Nord. Accanto al commercio di sviluppo vi era anche una parte di commercio di solidarietà. Organizzazioni furono create per importare beni dai Paesi del Sud politicamente ed economicamente emarginati.
Inizialmente le organizzazioni di Commercio Equo trattavano più che altro con produttori di artigianato, soprattutto per i contatti instaurati dai missionari. Spesso l’artigianato costituisce un reddito supplementare per le famiglie ed è di fondamentale importanza soprattutto per le donne, che hanno poche opportunità di lavoro. La maggior parte delle organizzazioni di Commercio Equo al Nord si basano sull’acquisto e la vendita di questi prodotti attraverso le Botteghe del Mondo. Il mercato dell’artigianato attraverso le Botteghe è ampiamente aperto e per molte organizzazioni le vendite continuano ad aumentare.
Nel 1973 l’olandese Fair Trade Organisatie importava il primo caffè “equo” da cooperative di piccoli coltivatori del Guatemala. Oggi, a distanza di 30 anni, il caffè equo è diventato un concetto. Centinaia di migliaia di coltivatori di caffè hanno già tratto benefici dal Commercio Equo in questo settore, e in Europa si consuma sempre più caffè equo. Attualmente il 25-50% del fatturato delle organizzazioni di Commercio Equo deriva da questo prodotto.
Dopo il caffè, la gamma di prodotti alimentari si è espansa fino a includere tè, cacao, zucchero, vino, succhi di frutta, noci, spezie, riso, ecc. I prodotti alimentari danno la possibilità alle organizzazioni di commercio equo di aprirsi nuovi canali di mercato, come per esempio le istituzioni, i supermercati, i negozi biologici.
Durante gli anni ’80 si sviluppò un modo per raggiungere un pubblico più vasto. Un prete che lavorava con piccoli proprietari terrieri e coltivatori di caffè in Messico e che collaborava con una Ong cattolica olandese, concepì l’idea di un marchio (“label”) per il Commercio Equo. I prodotti comprati, commerciati e venduti nel rispetto delle condizioni del Commercio Equo, sarebbero stati certificati con un marchio che li avrebbe differenziati dai prodotti comuni e che avrebbe permesso ad ogni compagnia di entrare in contatto con il Commercio Equo. Nel 1988 si creò in Olanda il marchio “Max Havelaar”. Il concetto prese piede: nel giro di un anno il caffè con questo marchio raggiunse una quota di mercato del 3%.
Negli anni successivi nacquero altre organizzazioni di certificazione Fair Trade in altri Paesi europei e in America del Nord. Nel 1997 venne creata la Fairtrade Labelling International (FLO), l’associazione mondiale di marchio per il Commercio Equo. Oggi FLO è responsabile di stabilire gli standard di commercio equo internazionale, di certificare e verificare la produzione e il commercio in accordo con tali standard, e di porre il marchio sui prodotti. La gamma di prodotti certificati, 12 ad oggi, si espanderà presto.
Il marchio Fair Trade ha di fatto aiutato il Commercio Equo a entrare nel commercio tradizionale: attualmente più di due terzi dei prodotti del Commercio Equo vengono venduti a catering e dettaglianti tradizionali.
Parallelamente allo creazione di un marchio per i prodotti, WFTO ha sviluppato un sistema di monitoraggio per le organizzazioni di Commercio Equo che dovrebbe rafforzare la credibilità di queste organizzazioni di fronte ai politici, al mercato tradizionale e ai consumatori. Il marchio Fair Trade Organization di WFTO è stato lanciato nel gennaio 2004 per i membri WFTO che soddisfano le richieste e gli standard del sistema di monitoraggio, identificandoli come organizzazioni di Eommercio Equo registrate. WFTO lavora con FLO per trovare il modo di fornire anche i prodotti di artigianato di un marchio.
Fin dall’inizio il movimento del Commercio Equo ha mirato alla crescita della consapevolezza dei consumatori sui problemi causati dal commercio tradizionale e ha cercato di introdurre modifiche alle sue regole. La vendita di prodotti è sempre stata accompagnata da informazioni relative ai prodotti, ai produttori e alle loro condizioni di vita. È diventato compito delle Botteghe e dei Fair Trade Shops mobilizzare i consumatori nella partecipazione in campagne per una giustizia globale.
La prima conferenza europea dei World Shops si ebbe nel 1984 e stabilì la stretta cooperazione tra i volontari delle Botteghe di tutta Europa. La rete europea delle Botteghe (NEWS!) venne ufficialmente stabilita nel 1994 e rappresenta approssimativamente 3.000 Botteghe in 15 Paesi europei. NEWS! coordina le attività di campagna europee e promuove lo scambio di informazioni e di esperienze riguardo allo sviluppo delle vendite e al compito di informazione.
Nel 1996 NEWS! stabilì la giornata europea delle Botteghe del Mondo come un’ampia giornata di campagna su una tematica particolare, spesso con obiettivi su scala europea. L’iniziativa è stata avanzata da WFTO - allora si chiamava IFAT - che la diffuse su scala mondiale: la prima giornata del Commercio Equo, che ne coinvolge il movimento mondiale, si celebrò il 4 maggio del 2002.
Nel corso degli anni il movimento di Commercio Equo è diventato più professionale nella diffusione dell’informazione e nell’attività politica. Si pubblicano documenti, materiale attrattivo su campagne ed eventi pubblici. Il movimento ha inoltre beneficiato dell’istituzione di strutture europee che favoriscono l’armonia e la centralità delle sue campagne e attività politiche. Uno strumento importante è stato l’istituzione dell’ufficio di attività politica di EFTA a Bruxelles, che mira a influenzare i dirigenti politici ed è supportato dall’intero movimento e rappresentato in FLO, IFAT, NEWS! e la stessa EFTA – da questo l’acronimo FINE.
Il Fair Trade e le organizzazioni Fair Trade sono stati riconosciuti dalle Istituzioni europee e dagli enti governativi nazionali e regionali per il loro contributo alla riduzione della povertà, lo sviluppo sostenibile e per la crescita di consapevolezza per i consumatori sui problemi del commercio. Il Parlamento europeo ha approvato parecchie risoluzioni sul Fair Trade (nel 1994, 1998 e nel 2006) e molti ministri europei e primi ministri hanno pubblicamente dato il loro appoggio al Fair Trade. Un numero sempre maggiore di istituzioni sta utilizzando i prodotti Fair Trade e le autorità locali stanno inserendo i criteri di equità e sostenibilità nella loro offerta pubblica. Migliaia di città, università e chiese si sono adoperate per il Fair Trade, impegnandosi nella sua promozione e contribuendo alla riduzione della povertà e dell’emarginazione. I rappresentanti dei paesi poveri promuovono con sempre maggior impegno il Fair Trade per consentire ai produttori più piccoli e marginalizzati dei propri paesi di vivere e lavorare con dignità.
Il Fair Trade è sempre più presente sulle agende dei politici di tutto il mondo.
Dalla metà degli anni ’70 le organizzazioni di Commercio Equo nel mondo iniziarono a incontrarsi in modo informale ogni due anni. A metà degli anni ’80 c’era il desiderio di incontrarsi più formalmente e a fine decennio vennero fondate EFTA (European Fair Trade Association) nel 1987 e IFAT (oggi WFTO) nel 1989. Sono queste due organizzazioni molto diverse: EFTA riunisce gli 11 principali importatori di Commercio Equo d’Europa; WFTO è una rete globale di 250 organizzazioni (numero crescente) dirette a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni economicamente svantaggiate attraverso il commercio e organizzando un forum per lo scambio di informazioni e di idee.
La collaborazione tra le organizzazioni di Commercio Equo è di fondamentale importanza. In tutto il mondo si sono stabilite reti di associazioni, come i Fair Trade Forum in Asia e in Bangladesh, Fair Trade Group Nepal (AFTF), Co-operation for Fair Trade in Africa (COFTA), l’Association Latino Americana de Commercio Justo (IFAT LA), IFAT Europe, Ecota Fair Trade Forum in Bangladesh, Fair Trade Group Nepal, Associated Partners for Fairer Trade Philippines, Fair Trade Forum India, Kenya Federation for Alternative Trade (KEFAT) ecc.
FLO, IFAT, EFAT e NEWS! si incontrarono per la prima volta nel 1998 e la loro unione prende il nome di FINE. L’obiettivo di FINE è di rendere possibile la cooperazione tra queste reti e i loro membri in settori importanti, quali l’attività politica e le campagne, gli standard e il monitoraggio del Commercio Equo.
Durante i suoi 60 anni di storia, il Commercio Equo si è sviluppato in un movimento ampiamente diffuso e riconosciuto a livello politico e commerciale. Grazie al supporto delle organizzazioni Fair Trade, i commercio equo e solidale ha guadagnato il riconoscimento dei politici e del grande circuito commerciale. Ci si aspetta un successo ancora maggiore, come lo sviluppo delle FTO tra le organizzazioni più potenti del mercato globale e fare in modo che le compagnie entrino maggiormente in sintonia con la crescente domanda di prodotti Fair Trade nel mercato.