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Economia Carceraria

Banda Biscotti, foto di Aldo Pavan
Banda Biscotti, foto di Aldo Pavan

La pena, in accordo con il ruolo che viene affidato nella Costituzione, deve avere funzione rieducativa che si traduce nella possibilità concreta di reinserimento sociale.

 

Su una popolazione detenuta di circa 66.000 persone (e una capienza regolamentare di 46.000 posti!) in Italia lavora soltanto il 20% delle persone all’interno del carcere, la maggior parte alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria e solo 2.257 per datori di lavoro esterni. E’ con la legge Smuraglia del 2000 che vengono garantiti incentivi reali, utili a favorire l'avvio di attività per imprese e cooperative all'interno di un istituto di pena.
La legge Smuraglia disciplina la possibilità per le aziende pubbliche, private o per le cooperative sociali di svolgere attività produttive e di servizio all’interno del carcere e l’erogazione di agevolazioni fiscali e contributive per gli stessi soggetti economici. Il carcere rimane comunque un luogo chiuso e isolato. Dall’esterno è difficile realizzare quali possono essere le difficoltà materiali legate alle produzioni, dalla questione sicurezza, alla disponibilità del personale penitenziario, fino al turnover della popolazione carceraria per trasferimenti (o uscite) che significa comunque un rinnovo del personale formato e personalizzato. Vi invitiamo a scavalcare le mura.

 

I prodotti dell'Economia Carceraria uniscono all’attenzione per le materie prime e alla lavorazione, una particolare attenzione al percorso personale di chi questi prodotti li crea. Sono realizzati da realtà che operano con o all’interno dei luoghi di reclusione in Italia e offrono, attraverso una formazione e un lavoro qualificato e retribuito, una possibilità di riscatto a chi li realizza. 

 
 

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