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Banane equosolidali: diritti all’origine

Come nascono banane buone fin dal principio

Produttore con casco di banane

La banana. Sicuramente il frutto esotico più comune e diffuso nelle tavole di tutti noi.

Merenda nutriente per bambini e adulti, ufficialmente riconosciuta come un sentore di molti vini, un’icona della pop art e tanto altro. Insomma, la banana si è integrata perfettamente nella nostra vita di ogni giorno.

Ma puoi dire di conoscerla veramente? Conosciamo le banane equosolidali e addentriamoci un po’ meglio nella piantagione di banane, alla scoperta della loro coltivazione, della loro differenza con le banane convenzionali e del loro impatto sociale e ambientale.

La “frutta chimica”: perché sono nate le banane equosolidali?

Casco di banane

Nella piantagione di banane tradizionali, le condizioni ambientali e di lavoro erano molto difficili. Il frutto, essendo molto vulnerabile, veniva trattato con ogni genere di prodotto chimico.

In America Latina, infatti, la banana era conosciuta con il nome di fruta quimica (frutta chimica).

Le banane, inserite in un sacco di plastica, venivano impregnate di pesticidi e in questo “nido” cresceva il frutto.

I sacchi utilizzati venivano abbandonati e dispersi nell’ambiente, con ovvie conseguenze sul terreno.

I pesticidi, i fungicidi e i fertilizzanti erano usati largamente nella piantagione di banane. Talmente tanto che, dopo alcuni anni di coltivazione, le terre venivano abbandonate perché totalmente consumate e infruttifere.

Letteralmente terra bruciata.

Auto carica di banane

Le piantagioni possono essere enormi. Per questo i pesticidi venivano spesso irrorati anche dal cielo: tanti piccoli aeroplani spargevano disinfestanti con un impatto enorme sulla salute delle persone che lavoravano nella piantagione di banane e su quella del suolo. 

I lavoratori, nella stragrande maggioranza dei casi, non conoscevano i rischi o tacevano per non perdere il lavoro, anche se precario.

Proprio la precarietà era il metro per misurare il lavoro: le leggi sul lavoro nei Paesi dove si trovano le piantagioni di banane prevedevano formalmente salari minimi. Formalmente, appunto.

Per non parlare del lavoro delle donne che lavoravano all’imballaggio: il loro lavoro, considerato meno faticoso, valeva la metà del salario degli uomini. La realtà era diversa: il lavaggio, la cernita, l’applicazione degli adesivi e il confezionamento metteva a dura prova la salute delle donne che, per colpa delle sostanze nocive a contatto con la pelle, spesso si ammalavano per un lavoro mediamente di 10 ore, con poche e brevi pause, e un rapporto lavorativo molto precario.

È per questo che per noi le banane sono diventate uno dei prodotti simbolo

È per questo che sono nate le nostre banane equosolidali.

Le nostre banane equosolidali: cosa cambia

Due lavoratrici delle filiere equosolidali Altromercato

Di varietà Cavendish, la più diffusa al mondo, le nostre banane equosolidali sono banane biologiche o a lotta integrata. Nelle prime non viene fatto ricorso ad alcun tipo di pesticidi. Le seconde, oltre a ridurre più del 70% i residui chimici rispetto a quanto stabilito dalla legge per la frutta convenzionale, non subisce alcun trattamento successivo alla raccolta.

Ciò vuol dire un grande rispetto per l’uomo e per la natura dei luoghi d’origine.

Le nostre banane equosolidali nascono in Sud America, precisamente nella zona di Piura, in Perù, e nella zona di El Oro, in Ecuador.

Dal punto di vista della qualità della banana influisce moltissimo la zona di produzione:

La nostra banana dall’Ecuador ha una buccia spessa, molto resistente e si conserva più a lungo, motivo per cui viene considerata nel mondo ortofrutticolo una banana PREMIUM.

La banana peruviana è più tenera, più dolce ma con una “vita sullo scaffale” inferiore. La zona di Piura in Peru, dove si trovano due delle nostre associazioni di piccoli produttori, è una zona arida ma fertile. Grazie a questo clima, le banane equosolidali del Perù sono meno soggette all’attacco dei nemici numero uno della banana: i funghi. Proprio questa assenza di malattie della pianta permette di coltivare in modo biologico al meglio.

Anche la loro corretta rotazione e la temperatura controllata influiscono sulla qualità.

Ogni settimana c’è il raccolto, la selezione, il confezionamento, la spedizione, l’arrivo in magazzino e la maturazione. La rotazione giusta e veloce, che prevede un tempo permanenza delle banane in magazzino non più a lungo di qualche giorno, permette di gestire e confezionare sempre una banana non “vecchia”, riuscendo così a mantenere intatte tutte le sue caratteristiche lungo le 4 settimane di viaggio, dal campo alla tavola.

Infine, la temperatura viene controllata in ogni fase della filiera, risultando determinante per evitare qualsiasi danneggiamento del frutto.

Cosa c’è dietro le nostre banane equosolidali? 

Dietro ogni casco di banane equosolidali ci sono tante persone e tanti progetti che sosteniamo grazie a 3 garanzie:

relazione commerciali stabili e di lungo termine per creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile;

il pagamento di un prezzo equo, costante e superiore al prezzo minimo equosolidale, che copre i costi di produzione e permette la remunerazione del salario minimo;

- il pagamento di un premio (1 usd/collo) per l’investimento in progetti e iniziative, sociali ed ambientali, a beneficio delle comunità locali.

Banane equosolidali del Perù: APPBOSA e APOQ

foto5

L’Associazione di Piccoli Produttori di Banano Organico di Saman e Anexos (APPBOSA) e l’Associazione di Piccoli Produttori di Querecotillo (APOQ), sono le nostre realtà di riferimento in Perù.

Sommate, uniscono più di 1000 soci, con una presenza femminile tra il 15% e il 25%, lavorando più di 1000 ettari di terreno e dando lavoro a oltre 750 lavoratori.

Solo nel 2019, grazie al premio che abbiamo stanziato, queste organizzazioni hanno investito in progetti per migliorare la produzione, la sostenibilità ambientale e le condizioni di vita delle comunità. È stato possibile:

- costruire di 24 km di «cablevia», una funivia che attraversa 40 ettari di bananeti, migliorando il trasporto delle banane di 27 soci al centro di confezionamento;

- creare 2 km di canali per ottimizzare la gestione dell’acqua a beneficio di 23 produttori;

- acquistare un macchinario per sminuzzare la plastica delle fundas, i sacchetti che proteggono il casco di banane sulla pianta dagli insetti, rivendendo il semilavorato ad aziende che lo riutilizzano per realizzare i bancali delle banane;

- donare cure mediche a 12 famiglie con bambini affetti da malattie gravi;

-aprire una scuola calcio per 90 bambini, figli dei produttori di APPBOSA;

formare 26 giovani donne disoccupate con corsi nel settore della ristorazione.

Banane equosolidali dell’Ecuador: EL GUABO

Coltivatore sul nuovo ponte costruito grazie ai progetti etici delle banane equosolidali altromercato

In Ecuador sosteniamo El Guabo, realtà storica che dal 1997 porta avanti la coltivazione di banane biologiche ed equosolidali.

El Guabo è formata da 153 soci, divisi in 15 associazioni, e 200 lavoratori.

Anche qui, nel solo 2019, il nostro premio ha generato un grande impatto per le piantagioni di banane, le persone e l’ambiente. El Guabo è riuscito a:

costruire un nuovo ponte per quei produttori i cui appezzamenti erano rimasti isolati a causa delle forti piogge;

acquistare nuovi fertilizzanti naturali e macchinari moderni e funzionali;

investire nelle stazioni di imballaggio per garantire efficienza durante le fasi di lavaggio, selezione e confezionamento delle banane;

costruire canali per ottimizzare la gestione delle risorse idriche e prevenire inondazioni nel periodo delle piogge abbondanti;

realizzare un impianto per acqua potabile sia per il lavaggio delle banane che per uso domestico;

- creare un ambulatorio medico e fornire visite gratuite per i lavoratori;

- aprire un nuovo parco giochi e donare nuovi bagni alla scuola elementare locale;

- inoltre, anche El Guabo sta sviluppando due progetti per il riciclo della plastica delle fundas e il riciclo di oli usati. 

MANGIARE BANANE FA BENE, COMPRARE BANANE EQUOSOLIDALI FA LA DIFFERENZA.