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Amaranto: bontà e storie da scoprire

Un “cereale” (chiamiamolo così per praticità di comprensione) così versatile è difficile da trovare.I suoi chicchi, una volta cotti si trasformano in una sorta di crema, pur senza perdere le loro micro rotondità.
Per questo motivo si presta benissimo a diventare ingrediente principe o di appoggio in minestre, zuppe, sformati, soufllè, timballi.
E ancora frittatine e crepes. Ma anche “risotti” che diventano “amarantotti”. E ottime polentine da servire cremose. Il suo abbinamento classico e consigliato a livello nutritivo è con verdure e legumidi ogni tipo.
Se vogliamo rendere l’amaranto ancora più sfizioso possiamo utilizzare mezzo amaranto e mezzo riso o mais. Grande abbraccio tra amaranto e spezie, regine tra tutte la curcuma ed il peperoncino. Ma anche lo zenzero, la cannella, il pepe bianco, il cumino.
A nozze anche con le erbe aromatiche: menta, basilico, timo, prezzemolo, coriandolo, maggiorana. I fortunati che proveranno l’abbinamento con la borragine resteranno stupefatti. Chi non la trovasse si accontenti si semplici spinaci e non verrà deluso. E non dimentichiamo il duetto con il miele.
In Messico l’abbinamento dà origine ad una sorta di snack “nazionale” chiamato alegrìa, una barretta dolce di amaranto soffiato e miele. Un vero peccato che il troppo junk food presente nell’offerta snack la soffochi.
Questa è un’infarinatura. Parole. Veniamo ai fatti culinari.

PRIMA DI CUCINARLO, DUE CONSIGLI BASE

Non che sia cosa complessa cucinare l’amaranto. Ma due consigli base sono utili ai principianti. Sennò il nostro primo tête a tête con l’amaranto finirà come per Silvia.
Ecco il suo sms disperato al fratello Luca che le aveva consigliato di provare l’amaranto
Amaranto regalasi… Amaranto sparso per tutta la cucina…:-( Per lavarlo un’ora e mezzo. Perso metà nel colino. E spero non sia rimasto del fango. E ora che sta cuocendo che è? Colla?! È talmente fine che non ne rimarrà un  granello nello scolapasta!!! Per fortuna ne ho usato solo una minima parte…!%-)
Ecco, tutto questo è facilmente evitabile, per salvaguardare il nostro piacere.
L’amaranto va lavato bene.
Essendo composto da granellini procedere così: dotarsi di uno piccolo colapasta a trama fine non molto grande o di un colino grande: diametro di circa 15 cm e maglia molto fittapreferite uno scolapasta in bambù (di solito è intrecciato finemente) o un colino con maglie in acciaio fitte (tipo colino cinese o comunque quei colini che servono a filtrare).
Mettete l’amaranto nel colino riempiendolo per non più di metà, inserite il colino in una piccola terrina che possa contenerlo. Aprite il rubinetto (acqua fredda) e fate scorrere lentamente l’acqua in modo che la terrina si riempia e l’amaranto stia a mollo, ma senza fuoriuscire. Rigirate con la mano. Lavate per un paio di minuti.
Tirate su il colino. Fatto. Pronto per la cottura, secondo istruzioni sulla confezione.