Paese:
Fondazione:
Prodotto:
Persone coinvolte:
Valore protetto/impegno:
India
1994
Prodotti tessili
Oltre 300
Emancipazione femminile, protezione delle culture indigene, inserimento lavorativo di persone con disabilità

Segni particolari:
Assisi Garments è una vera eccezione nel campo dell’industria tessile e vanta una filiera totale e integrata dalla piantina di cotone al capo finito.
Sito web:
Come nasce
Assisi Garments è uno dei principali produttori di indumenti biologici a Tirupur, in India, e venne fondata dalle suore di San Francesco nel 1994. É stata riconosciuta come una delle prime aziende in India ad utilizzare cotone biologico nella produzione di indumenti.
Assisi Garments non è solo un produttore di abbigliamento biologico, ma anche impegno sociale per le persone svantaggiate e disabili. Inizialmente chiamata Assisi Apparel, l’organizzazione cambiò nome in Assisi Garments nel 1997, ampliando i propri macchinari e attrezzature per servire meglio le popolazioni povere e bisognose e per concentrarsi sull’esportazione di capi confezionati. Da quell’anno in poi Assisi Garments ha prodotto esclusivamente 100% indumenti di cotone biologico.

Com’è oggi
Assisi Garments dà lavoro a oltre 300 persone, soprattutto ragazze provenienti principalmente dal Tamil Nadu e dal Kerala, alle quali viene fornito vitto, alloggio, fondi previdenziali, oltre a un dignitoso salario mensile. Le lavoratrici sono seguite nella formazione, per essere sempre aggiornate sulle nuove tecniche. Una parte delle ragazze è diversamente abile, la maggior parte di loro è sordomuta e senza il sostegno di Assisi Garments sarebbe esclusa dal mercato del lavoro. I profitti vengono usati per lo sviluppo di Assisi Garments e per le attività caritative delle suore francescane, in particolare per una clinica per i malati di tumore (principalmente causati dall’uso di fertilizzanti chimici in agricoltura), per un ospizio, un orfanotrofio e un centro per i malati di Aids.





Come lavora

Sostenibilità sociale
L’organizzazione è attivamente coinvolta in progetti sia ambientali che sociali. Dedicarsi alla riabilitazione delle persone svantaggiate è sempre stata la prima preoccupazione per Assisi Garments. Ecco quindi che l’organizzazione gestisce scuole per sordi, muti e ciechi e case per anziani e orfani in tutto il paese, nonché un ospedale per malati di lebbra.
L’utilizzo di prodotti chimici e fertilizzanti nella coltivazione, portava sempre più persone ad ammalarsi. Questo è stato uno dei motivi non solo per impegnarsi nella produzione biologica, ma anche per istituire un ospedale oncologico dedicato al trattamento di questi pazienti. Preoccupati per la rapida crescita dell’HIV-AIDS nel paese, Assisi Garments ha creato un centro di trattamento di questa patologia.
L’organizzazione, inoltre, lavora per l’emancipazione delle donne, consentendo loro di avere una migliore qualità della vita. Finora, più di 1.500 lavoratrici hanno beneficiato dei programmi a loro dedicati.
Cosa crea/produce
Tutto il cotone lavorato da Assisi Garments è biologico: un modo per contribuire con responsabilità ambientale alla lotta contro il depauperamento di numerosi ambienti naturali del Sud del mondo, come i sistemi acquiferi e la fertilità del suolo. Le balle di cotone che vengono acquistate da Assisi e tutta la filiera produttiva sono certificate biologiche secondo i criteri del GOTS, The Global Organic Textile Standard. Questo è molto importante perché gli standard di GOTS riguardano non solo gli aspetti ecologici ma anche quelli sociali e prendono in considerazione l’intera filiera produttiva, dalla raccolta del cotone, alla filatura, alla tintura, al taglio, regolamentando materiali e processi utilizzabili nella trasformazione del cotone o di altre fibre biologiche. Assisi Garments, ad esempio, non utilizza tinture in cui sono presenti metalli pesanti o formaldeide, cosa che avviene di frequente nel campo del tessile e può causare allergie nei consumatori. Si avvale infine della tecnologia più moderna per offrire al consumatore capi di qualità, controllati uno ad uno.
Questi prodotti sono realizzati da dipendenti altamente istruiti e di grande esperienza e per aggiungere valore ai capi si eseguono lavori di stampa e ricamo.
Il caso del cotone è emblematico nel mostrare le storture, le ingiustizie e gli squilibri legati all’attuale modello di sviluppo. L’industria del cotone rappresenta un’importante parte del PIL indiano e fornisce impiego diretto a circa 30 milioni di persone, ma spesso al costo di misere condizioni lavorative e salariali dei contadini e lavoratori coinvolti nella catena produttiva, nonché provocando ingenti danni ambientali. I coltivatori di cotone, contadini di piccole o medie dimensioni, devono combattere con prezzi al limite della possibilità, per coprire le spese di produzione e far fronte ai propri bisogni primari e le forti fluttuazioni dei prezzi spesso li spingono nella trappola del debito.
Inoltre, i pericolosi pesticidi usati nella coltivazione mettono a rischio la loro salute ed impoveriscono il suolo, riducendone la fertilità e danneggiando l’ambiente. Senza considerare che ormai la gran parte del cotone coltivato in India è geneticamente modificato con impatti disastrosi sulla biodiversità e sull’indipendenza economica dei piccoli coltivatori. I lavoratori coinvolti nelle fasi di sgranatura, filatura, tessitura, colorazione, taglio e confezionamento spesso devono invece sopportare condizioni lavorative estreme. Diverse fabbriche infatti fanno lavorare i propri lavoratori in condizioni insalubri e con salari estremamente bassi.







