C’è una banana che non assomiglia alle altre. È piccola, profumata, dolce. Si chiama bananito – o baby banana – e cresce in una delle regioni più remote e difficili del Perù. Dietro questa piccola banana c’è una storia di riscatto, e un progetto di sviluppo che dura da oltre dieci anni.

Cos’è il bananito e perché è speciale
Il bananito è una varietà di mini banana dal sapore dolce e dalla polpa morbida, molto diversa dalla classica banana Cavendish che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Molto apprezzata dai bambini, per il sapore dolce e la consistenza cremosa.
In Perù viene chiamata moquicho o bizcocho, e cresce in appezzamenti immersi nella foresta tropicale amazzonica, a oltre 500 metri sul livello del mare. Nello specifico, queste banane biologiche Altromercato arrivano dalla regione di Huánuco, nella valle dell’Alto Huallaga. Qui il clima umido, la ricchezza del suolo e l’elevata biodiversità creano le condizioni ideali per una coltura che rispetta la natura, invece di sfruttarla.

Da campi di coca a oasi di biodiversità: la storia di Redesign
Per capire il valore del bananito bisogna conoscere il territorio da cui provengono. L’Alto Huallaga è stata per decenni una delle zone più instabili del Perù: centro del narcotraffico negli anni Ottanta e Novanta, teatro di violenza e povertà estrema. Dal 2010, grazie a un programma congiunto del governo peruviano e americano, centinaia di ettari un tempo destinati alla coca sono stati progressivamente convertiti a colture legali e sostenibili.
È in questo contesto che lavora Redesign, una società peruviana sostenuta da Ctm Agrofair, la realtà del gruppo Altromercato dedicata alla commercializzazione della frutta fresca equosolidale.
Redesign non è una semplice organizzazione di esportatori: è un progetto di sviluppo che accompagna i contadini locali – oltre 200 persone fra produttori, lavoratori e i loro famigliari – in ogni fase del loro lavoro, dalla coltivazione alla logistica, dalla certificazione biologica all’accesso al mercato internazionale.
Oggi, quei campi che un tempo alimentavano il traffico illecito sono diventati una vera oasi di biodiversità: circa 80 ettari certificati biologici dove il bananito bio convive con cacao, agrumi e specie arboree in un ecosistema ricco e bilanciato.

Come funziona il progetto: le baby banane come “cash crop” sostenibile
Uno degli aspetti più innovativi del progetto Redesign riguarda il ruolo economico delle baby banane all’interno del sistema produttivo locale. A differenza del cacao – investimento di medio-lungo termine – queste banane piccole sono un cash crop: generano liquidità ogni settimana, con regolarità. Questo flusso costante di reddito è fondamentale per i piccoli produttori, che possono così investire nella propria azienda agricola con più certezze.
Ogni appezzamento viene gestito secondo i principi dell’agricoltura biologica, con cura costante del suolo e attenzione alle pratiche post-raccolta. Nel corso degli anni, Redesign ha destinato il premio equosolidale a:
- costruzione di vasche per il lavaggio della frutta
- realizzazione di pozzi e sistemi irrigui
- opere alla falda del fiume Huallaga, per garantire acqua tutto l’anno
Il supporto di Altromercato si è concretizzato anche attraverso una serie di progetti di cooperazione internazionale, co-finanziati dalle province di Trento e Bolzano, che hanno portato assistenza tecnica, formazione e infrastrutture in una delle aree più marginali del Paese andino.
L’impatto: numeri reali, vite che cambiano
I risultati di oltre dieci anni di attività parlano chiaro. Il premio equosolidale generato dalle vendite – circa 100mila dollari in dieci anni – è stato reinvestito direttamente nelle comunità: fertilizzanti biologici, infrastrutture agricole, formazione. L’indotto complessivo generato da Redesign supera oggi i 140mila dollari l’anno in lavoro e servizi locali, posizionando l’organizzazione tra i principali esportatori della regione.
Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. I produttori che lavorano con Redesign ricevono un prezzo per la frutta tre volte superiore a quello del mercato locale, con un prezzo fisso garantito per tutto l’anno, indipendentemente dalle fluttuazioni. I lavoratori sono assunti regolarmente, con assicurazione e accesso al sistema sanitario nazionale.
Il risultato? Case ristrutturate, servizi igienici, figli che vanno a scuola.
Il progetto in cifre |
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| Terreni confiscati al narcotraffico | 171 ettari |
| Baby banane prodotte | 711 tonnellate |
| Assunzioni regolari, con assicurazione e accesso al sistema sanitario nazionale | 20 |
| Risorse destinate all’acquisto di fertilizzanti biologici | 40.000 dollari |
| Nuove infrastrutture realizzate | 10 |
| Corsi di formazione | 1 ogni 2 settimane |
Dati al 31/12/2025

Banane biologiche e la lotta ai cambiamenti climatici
Scegliere le banane biologiche Altromercato significa anche contribuire a un impegno ambientale concreto. Redesign ha adottato misure avanzate per mitigare gli effetti della crisi climatica nella valle dell’Alto Huallaga:
- stazioni meteorologiche per il monitoraggio in tempo reale
- barriere frangivento
- produzione di humus biologico per arricchire il suolo.
Partner italiani e peruviani, tra cui l’Università di Trento, hanno collaborato per costruire modelli predittivi e rendere la produzione agricola più resiliente. Perché in questa valle, come in tante altre parti del mondo, il cambiamento climatico non è un’ipotesi: è siccità, esondazioni, raccolti perduti.
Perché scegliere il bananito Altromercato
Ogni bananito Altromercato porta con sé tutto questo: una filiera trasparente, un prezzo giusto per i produttori, una coltivazione rispettosa della biodiversità. Quando decidi di acquistare queste banane piccole dalle nostre botteghe socie, scegli di essere parte di un cambiamento reale – in una valle remota del Perù, nella vita di 200 persone fra produttori, lavoratori e i loro famigliari, in un ecosistema che respira di nuovo.






