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PARC
reagire all'isolamento
Nei primi anni Ottanta in un contesto di forte instabilità politica ed economica un gruppo di agronomi, tecnici agricoli e medici veterinari fondano l’Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee).
Paese: Palestina
Fondazione: 1983
Persone coinvolte: circa 2.700 agricoltori
Sito Web

Il Commercio Equo e Solidale nei territori palestinesi occupati

Lunghi periodi di coprifuoco, punti di controllo, limitazione totale della libertà, della mobilità di persone e cose, dalle medicine ai viveri: la realtà è anche morte, danni a case, strumenti di lavoro, infrastrutture e piantagioni, incursioni, soprusi e violenza. Vivere e lavorare nei territori palestinesi occupati (OPT) - Cisgiordania e Striscia di Gaza – è estremamente difficile e incerto; i prodotti rurali non possono essere coltivati e venduti come gli altri. Le piante seminate in prossimità del muro possono essere sradicate dall’esercito israeliano in qualsiasi momento così come il raccolto può essere impedito o ostacolato. Tutte queste limitazioni, l’isolamento dal resto del mondo, la confisca del terreno fertile e il razionamento dell’acqua da parte dell’esercito israeliano pregiudicano lo sviluppo economico e la sopravvivenza della zona.

PARC e l'agricoltura in risposta all'occupazione

Nei primi anni Ottanta in un contesto di forte instabilità politica ed economica un gruppo di agronomi, tecnici agricoli, agricoltori pionieri e medici veterinari fondano l’Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee) con lo scopo di promuovere la cultura della convivenza nel rispetto, lo sviluppo rurale e l’emancipazione femminile attraverso formazione e lavoro. Già nei primi anni e ancora oggi PARC è convinta che la permanenza dei contadini sui territori palestinesi costituisca un aspetto essenziale per la rivendicazione dello stato palestinese. La disoccupazione ha raggiunto ora livelli altissimi nella striscia di Gaza (42%) e preoccupanti in Cisgiordania (21%): l'economia è "soffocata". Il settore agricolo (intorno al 20% dell'economia palestinese) è di importanza fondamentale perché occupa parte della forza lavoro formale e informale, gli espulsi da Israele possono tornare a lavorare sulla loro terra, garantisce la sicurezza alimentare ed è associato all'accesso alle risorse di base.

Il sostegno alle comunità rurali

PARC sostiene le comunità rurali ed è impegnata in progetti di sviluppo agricolo verso soggetti deboli come donne o piccoli produttori, garantendo una fonte di reddito indispensabile alle famiglie grazie anche all’esportazione dei prodotti. Nel 1993 PARC istituisce il “Fair Trade Department”, responsabile dei rapporti con le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale internazionali, che cura in modo particolare la formazione tecnica e logistica delle cooperative di contadini che producono cous cous, datteri, mandorle ed olio d’oliva per l’esportazione. Tutti i prodotti devono essere di alta qualità. Nel 1998 viene costituito il braccio commerciale di PARC, Al Reef, poiché le Ong in Palestina non possono commercializzare i prodotti. PARC organizza incontri periodici con i produttori per informare, ascoltare le loro esigenze e confrontarsi sulle strategie. Il personale specializzato di PARC e Al Reef è spesso sul campo a supporto e coordinamento delle attività agricole e produttive per migliorare la produttività e la sicurezza alimentare. I soci delle cooperative possono beneficiare dei progetti sociali portati avanti da PARC, come accesso al credito e acquisto di prodotti freschi a prezzi agevolati.

Il cous cous nasce dal movimento rotatorio delle mani

Il cous cous, chiamato in Palestina maftoul, è unico al mondo. Si ottiene tramite lavorazione artigianale, con tecniche semplici ma raffinate, che vengono tramandate da generazioni. Il pregiato grano duro integrale, chiamato hambar, viene mescolato al grano tenero spezzetato, bulgur, quindi si aggiungono acqua e sale e con movimenti rotatori delle mani si impasta la semola ottenendo i granelli di cous cous. Questi vengono successivamente setacciati, essiccati e cotti al vapore. Il grano viene acquistato dalle cooperative di donne a Jenin (Aaqqaba cooperative, Tubass cooperative e Al Yamooun cooperative), e viene lavorato dalle donne della cooperativa Al Mahtas nel campo profughi di Gerico. Sono donne che vivevano in zone ora occupate da Israele. Per una donna avere un lavoro significa non solo possedere una fonte di reddito, spesso l’unica fonte per la famiglia, bensì significa anche ottenere un riconoscimento sociale nella comunità. Inizialmente la produzione di cous cous avveniva a Gaza ed erano coinvolte circa 200 famiglie. Dopo la chiusura delle frontiere nel 2007 e il conseguente isolamento di Gaza, PARC si è trovata costretta a spostare la produzione a Gerico in Cisgiordania.

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Il re dei datteri e il riscatto dei contadini di Gerico

Il prelievo sistematico delle acque del fiume Giordano a nord in territorio israeliano, per irrigare i campi e per il fabbisogno idrico in generale di Israele, e la costruzione del muro hanno reso negli ultimi anni sempre più difficile la vita per gli abitanti di Gerico. La coltivazione di datteri permette ai contadini dalla Palm Tree Farmers Association, che raggruppa 50 contadini di Gerico e di Jiflik, di non abbandonare i villaggi e di presidiare il territorio, perché quando una terra non è coltivata può essere espropriata per legge dallo stato Israeliano. I datteri della varietà Medjul sono particolarmente grandi e pregiati, e vengono chiamati “the kings of dates”, i re dei datteri. PARC ha investito nel costruire l’impianto di lavorazione in modo da “controllare” tutto il processo produttivo. Dopo la fumigazione i datteri vengono lavati, asciugati e controllati. Vengono quindi essiccati, classificati tramite selezione ottica, confezionati in cartoni e stoccati in celle refrigerate. Questo grosso investimento permette di mantenere i datteri in condizioni ottimali per diversi mesi, e di immetterli sul mercato locale anche in periodi di non raccolto o di ramadan, quando vi è una forte richiesta. I contadini in questo modo non sono costretti a vendere tutti i datteri quando i prezzi sono bassi, creando un notevole valore aggiunto.

Mandorle e olive in prossimità del muro

Le olive costituiscono il principale prodotto dell’economia agricola palestinese; PARC collabora con 50 cooperative di produttori d’olio di oliva. Altromercato utilizza l’olio di oliva palestinese negli snack come i Rudi e nel pesto (al basilico e rosso). PARC da anni si è resa conto che era necessario differenziare la produzione agricola troppo legata alle olive. Più volte l’esercito israeliano ha sradicato le piante, impedito o ostacolato il raccolto delle olive in prossimità del muro. Dopo diversi studi è stata promossa dagli agronomi di PARC la produzione di mandorle. Si è scelto il mandorlo perché gli alberi sopravvivono anche senza irrigazione (ma la resa naturalmente ne risente), perché il raccolto è più stabile rispetto a quello delle olive, perché le piante diventano produttive dopo 3-4 anni e perché i prezzi di mercato erano buoni. Le mandorle provengono da 3 cooperative di contadini (Aaqqaba, Tubass e Al Yamooun) nell’area di Jenin, al confine nord della Cisgiordania, una zona fertile ma divisa dal muro di separazione. La varietà di mandorle  Om Al-Fahem è dolce e pregiata. Il guscio morbido ne facilita la lavorazione. Le mandorle sono il cuore dei confetti al cioccolato Altromercato e  ricoprono la dolce Paloma pasquale. Il sovrapprezzo pagato da Altromercato alle cooperative è stato utilizzato per costruire recinzioni per difendere i terreni, proteggere le piantagioni di mandorle dai maiali selvaggi e per pulire i giardini di sette scuole e asili.