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Le ragioni

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La fame non è nella natura. Le politiche agricole e i disequilibri del commercio internazionale sono all'origine dei meccanismi che impediscono l'accesso al cibo.

La fame creata

La crisi che oggi rende sempre più difficile il consumo è il prodotto di decenni di politica agricola internazionale. L’intervento decisivo è iniziato già negli anni ’80 quando si è deciso che il modello più efficiente per l’agricoltura fosse quello che elimina i sistemi agricoli locali chiusi e favorisce l’industrializzazione dell’agricoltura e l’orientamento alle esportazioni di ogni paese. Secondo il principio economico alla base di questo modello, ogni paese si deve specializzare in quei settori dove possiede dei vantaggi competitivi sugli altri (il costo del lavoro, le risorse naturali, il clima, ecc.), vendere i prodotti nel mercato internazionale e ricavare valuta per acquistare i beni che altri producono ad un costo inferiore. Di questo approccio sono stati fortemente responsabili istituzioni internazionali quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, oltre all’Organizzazione per il Commercio Internazionale e molti governi di Europa e Stati Uniti.

Questo modello macroeconomico ha contribuito alla distruzione dei sistemi agricoli regionali (prima autosufficienti) e ha  trasformando quelli che erano contadini e piccoli proprietari in senza terra costretti al lavoro salariato nelle industrie alimentari o all’emigrazione disperata nei quartieri ghetto delle grandi città.

Da un punto di vista ambientale, l’impatto è stato altrettanto radicale: interi ecosistemi, ricchi di biodiversità frutto dell’adattamento secolare al territorio, in grado di assicurare cibo secondo le stagioni locali, ma anche di produrre semi, nutrimento per animali e materiali per le abitazioni, sono stati spazzati via a favore delle monocolture estensive gestite dalle grandi multinazionali.

Si sarebbe dovuto investire nel progresso scientifico per aumentare la produttività dei sistemi già esistenti e in equilibrio con l’uomo e con l’ambiente. Invece, se ne è favorita la scomparsa a favore di un grande sistema agricolo globale in teoria più efficiente. Risultato: è un gigantesco meccanismo che da un lato penalizza i produttori e i contadini, a cui si nega la sicurezza alimentare, rendendoli incapaci di ricavare dal loro lavoro quanto sufficiente per mangiare, dall’altro impone ai consumatori cibi sempre più costosi e di sempre più scarsa qualità organolettica e nutritiva, frutto di processi altamente inquinanti.

coltivatore di riso           coltivatori di riso

Due pesi e due misure

In Ghana il concentrato di pomodoro che arriva dall’Italia costa cinque volte meno dei pomodori locali. In Nigeria la carne più economica è quella importata da Germania e Inghilterra. E ancora: il 67% del latte consumato in Giamaica è di provenienza europea, e gli allevatori locali devono buttare via migliaia di litri del proprio. Sono conseguenze degli ingenti sussidi che beneficiano l'agricoltura del Nord del Mondo e che, insieme alle barrire doganali, la proteggano dalla concorrenza dei mercati internazionali.

Le conseguenze per la popolazione locale sono drammatiche. Solo 30 anni fa Haiti coltivava tutto il riso di cui aveva bisogno e aveva un adeguato allevamento di polli, nutriti dalle piantagioni di mais locale. Poi nel 1994 il Fondo Monetario Internazionale ha vincolato la concessione di un prestito allo Stato alla riduzione delle tariffe d’importazione del riso e di altri prodotti alimentari. In pochi anni il mercato locale è stato distrutto dall’arrivo del riso proveniente dagli Usa, fortemente sussidiato dal governo americano (circa 1 miliardo di dollari all’anno). Le coltivazioni nelle campagne sono state abbandonate, i contadini si sono trasferiti in città alla ricerca di un lavoro. Haiti importa oggi 300 mila tonnellate di riso all’anno dagli Stati Uniti. E da quando è iniziata la crisi dei prezzi alimentari e quello del riso è praticamente raddoppiato, per molti haitiani il dollaro al giorno che guadagnano non è più sufficiente a comperare una ciotola di riso.

Ultima modifica 19/09/2008 18:48