Nicaragua, Perù, Messico: l’origine del caffè manifesto si ritrova in tre diversi Paesi dell’America Latina, ognuno con la propria identità e le proprie tradizioni. In ciascuno di questi luoghi migliaia di persone dedicano la loro vita alla coltivazione del caffè e ricevono un prezzo equo per il loro lavoro grazie all’appoggio di organizzazioni o cooperative locali, come Cecocafen, Norandino e Tzeltal Tzotzil.

I chicchi del Caffè Manifesto vengono curati e raccolti dalle mani di tanti contadini che collaborano proprio con queste tre realtà. Seppur in territori e circostanze differenti, tutte e tre le organizzazioni, grazie anche al circuito del commercio equo solidale, si impegnano costantemente per contribuire alla sostenibilità delle comunità dei piccoli produttori, puntando sullo sviluppo sociale come leva per migliorare le condizioni di vita di tante persone.

Coltivatori di caffè di Cecocafen

Cecocafen (Central de Cooperativas Cafetaleras del Norte), per esempio, è nata alla fine degli anni Novanta con l’obiettivo di offrire uno sbocco commerciale a tanti coltivatori di caffè che altrimenti sarebbero stati esclusi dal mercato. Negli anni il numero di associati a questa cooperativa è cresciuto e con esso anche gli investimenti nello sviluppo comunitario, considerato come il vero motore di cambiamento delle condizioni delle famiglie contadine.

Si è puntato molto sui giovani, istituendo programmi e borse di studio laddove fino a poco tempo prima molti ragazzi e ragazze non avevano possibilità di istruzione, se non quella elementare. È stata data grande importanza anche alla parità di genere e alla figura della donna. Per fare emergere il ruolo femminile nella società del Nicaragua sono stati creati innanzitutto programmi di salute, fondati sulla prevenzione e l’informazione.

Di grande impatto è anche la storia di Norandino, organizzazione nata in uno dei maggiori Paesi produttori di foglie di coca al mondo: il Perù. Qui, nelle regioni dove il narcotraffico si era insinuato con forza, i pionieri di Norandino hanno avuto il coraggio di convincere i contadini del luogo a non cedere al mercato della coca e a mantenere le colture tradizionali, come caffè e cacao. Un produttore alla volta, la cooperativa oggi conta decine e decine di soci, tutti con un lavoro che garantisce un salario e una vita dignitosi.

Coltivatrice di caffè per Norandino

Per le etnie di Tzeltal Tzotzil, poi, il destino sarebbe stato altrettanto negativo se non fosse nata l’omonima cooperativa. Si tratta di due etnie indigene originarie del Chiapas, una regione del Messico ricca di risorse naturali, ma anche altrettanto povera, con condizioni sociali ed economiche di precarietà. All’interno di queste etnie molte persone sono coltivatori di caffè che prima della creazione della cooperativa vendevano il caffè ai coyotes, gli intermediari, che lo rivendevano a prezzi troppo bassi per consentire ai contadini di costruirsi un futuro. Da quando esiste Tzeltal Tzotzil la situazione è molto migliorata: il prezzo pagato per il caffè è equo e permette ai contadini migliori condizioni di vita; soprattutto, le popolazioni indigene sono libere di mantenere un forte attaccamento alle tradizioni e al territorio in cui abitano.

Donne coltivatrici per Tzeltal Tzotzil

Il caffè manifesto che “non è amaro per chi lavora” ha in sé una forte componente sociale. Ma questo caffè, oltre a essere buono per le persone, lo è anche per l’ambiente e molto lo si deve ai suoi produttori.

Nelle tre organizzazioni si punta all’agricoltura biologica e si adottano pratiche in difesa delle risorse del suolo. Il caffè è spesso frutto dell’equilibrio di un sistema agro-forestale tradizionale: esso viene coltivato all’ombra, vale a dire che le sue piante sono sovrastate e protette da altre più alte, come alberi da frutta e boschivi.

Ci sono produttori, come Norandino, che hanno fatto della sostenibilità ambientale un obiettivo importante. Norandino, ad esempio, ha dato vita a un progetto di riforestazione della Sierra de Piura. Il progetto vuole contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, molto pesanti per i coltivatori di questa regione, e ridurre le emissioni di CO2 piantando alberi o creando serre per nuove piante. Non solo. Grazie a un sistema di misurazione, Norandino riesce a vendere i cosiddetti “crediti di carbonio” grazie ai quali può continuare a finanziare progetti non solo ambientali.

Le comunità Tzeltal e Tzotzil, invece, prevedono un “piano ambientale” dettagliato con azioni concrete come piantare e curare gli alberi del cafetal (la piantagione di caffè) per garantire ombra naturale alle piante di caffè, preservare i semi autoctoni di caffè, fagioli e mais, utilizzare gli scarti della raccolta del caffè per creare il compost, differenziare in modo adeguato i rifiuti. 

Per Cecocafen, infine, scegliere la coltivazione biologica significa proteggere gli uomini, le donne e i bambini. La scelta dell’agricoltura biologica, dunque, è una scelta a favore di tutti, non solo dell’ambiente.

E lo è anche la scelta di un caffè come il nostro caffè manifesto: buono per chi lo coltiva, per il Pianeta e per te che lo scegli con consapevolezza. 

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Produttore di Cecocafen