Paraguay, Filippine, Ecuador, Cambogia, Colombia, Mauritius, Thailandia: in ognuno di questi Paesi collaboriamo con organizzazioni di produttori che coltivano e lavorano la canna da zucchero. Anche se si trovano in continenti diversi, spesso distinti per cultura, lingua e tradizioni, queste organizzazioni hanno molte cose in comune.

Innanzitutto si tratta di realtà che riuniscono piccoli produttori, liberandoli dagli intermediari e dando loro un accesso diretto al mercato che altrimenti non avrebbero; queste organizzazioni, poi, rappresentano un’alternativa all’insostenibilità dell’industria convenzionale dello zucchero, scegliendo metodi di coltivazione attenti all’ambiente e alla biodiversità locale, insieme a un approccio rispettoso verso i lavoratori e le famiglie produttrici; infine, tutte si appoggiano al Commercio Equo e Solidale e si assicurano così prezzi e condizioni di vita migliori.

Ci sono poi degli aspetti particolari del vissuto di queste organizzazioni che le rendono molto più simili e connesse di quanto si possa pensare.

Paraguay, Filippine, Ecuador, Cambogia, Colombia, Mauritius, Thailandia: in ognuno di questi Paesi collaboriamo con organizzazioni di produttori che coltivano e lavorano la canna da zucchero. Anche se si trovano in continenti diversi, spesso distinti per cultura, lingua e tradizioni, queste organizzazioni hanno molte cose in comune.

Innanzitutto si tratta di realtà che riuniscono piccoli produttori, liberandoli dagli intermediari e dando loro un accesso diretto al mercato che altrimenti non avrebbero; queste organizzazioni, poi, rappresentano un’alternativa all’insostenibilità dell’industria convenzionale dello zucchero, scegliendo metodi di coltivazione attenti all’ambiente e alla biodiversità locale, insieme a un approccio rispettoso verso i lavoratori e le famiglie produttrici; infine, tutte si appoggiano al Commercio Equo e Solidale e si assicurano così prezzi e condizioni di vita migliori.

Ci sono poi degli aspetti particolari del vissuto di queste organizzazioni che le rendono molto più simili e connesse di quanto si possa pensare.

Che cosa unisce i produttori del nostro zucchero equosolidale?

Alcuni produttori di zucchero con cui lavoriamo hanno un passato difficile, talvolta tormentato da diritti negati o da crisi economico-politiche, e accompagnato da un forte desiderio di riscatto dall’oppressione.

Ne è un esempio la storia che ha portato alla nascita di Manduvirà, produttore di zucchero di canna in Paraguay. Qui, durante la dittatura negli anni Settanta le popolazioni indigene vennero prese di mira con l’obiettivo di sfruttare le loro terre per l’industrializzazione del paese. In quel periodo milioni di ettari di proprietà delle comunità indigene furono sequestrati e dati a chi non aveva terreni, soprattutto a persone vicine al governo, che divennero nuovi latifondisti. In un contesto come questo, essere contadini significava fornire manodopera ai grandi proprietari terrieri

Eppure, alcuni agricoltori ebbero il coraggio di provare a cambiare la propria condizione e di sognare l’indipendenza, unendo i pochi risparmi per dare vita a Manduvirà, una cooperativa di risparmio e credito. Negli anni Novanta, una volta tornata la democrazia, Manduvirà diventò una cooperativa agro-industriale per la produzione dello zucchero di canna e, grazie all’idea di Andrés Gonzales e ai tanti sacrifici dei soci, alla fine i produttori sono diventati proprietari dello zuccherificio che trasforma la canna da zucchero che loro stessi raccolgono.

Che cosa unisce i produttori del nostro zucchero equosolidale?

Alcuni produttori di zucchero con cui lavoriamo hanno un passato difficile, talvolta tormentato da diritti negati o da crisi economico-politiche, e accompagnato da un forte desiderio di riscatto dall’oppressione.

Ne è un esempio la storia che ha portato alla nascita di Manduvirà, produttore di zucchero di canna in Paraguay. Qui, durante la dittatura negli anni Settanta le popolazioni indigene vennero prese di mira con l’obiettivo di sfruttare le loro terre per l’industrializzazione del paese. In quel periodo milioni di ettari di proprietà delle comunità indigene furono sequestrati e dati a chi non aveva terreni, soprattutto a persone vicine al governo, che divennero nuovi latifondisti. In un contesto come questo, essere contadini significava fornire manodopera ai grandi proprietari terrieri

Eppure, alcuni agricoltori ebbero il coraggio di provare a cambiare la propria condizione e di sognare l’indipendenza, unendo i pochi risparmi per dare vita a Manduvirà, una cooperativa di risparmio e credito. Negli anni Novanta, una volta tornata la democrazia, Manduvirà diventò una cooperativa agro-industriale per la produzione dello zucchero di canna e, grazie all’idea di Andrés Gonzales e ai tanti sacrifici dei soci, alla fine i produttori sono diventati proprietari dello zuccherificio che trasforma la canna da zucchero che loro stessi raccolgono.

Circostanze altrettanto dure hanno portato alla nascita di Alter Trade nelle Filippine, da cui arriva lo zucchero di canna per il nostro cioccolato Mascao. La sua storia iniziò con la crisi socio-politica ed economica che colpì l’isola di Negros a metà degli anni Ottanta, anche in questo caso durante un regime dittatoriale. In quegli anni l’isola di Negros dipendeva principalmente dalla produzione dello zucchero di canna e il suo commercio era sotto il controllo del governo. Ad un certo punto, però, i prezzi mondiali dello zucchero crollarono e centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovarono senza mezzi di sussistenza e senza terre. La provincia di Negros Occidental divenne nota in tutto il Paese e all’estero per questa catastrofe e molti aiuti locali e internazionali arrivarono per sostenere i lavoratori che soffrivano di povertà e fame. Alter Trade venne fondata in questo contesto come soluzione sostenibile alla crisi: l’idea era di supportare gli agricoltori di canna da zucchero non con la beneficenza, ma fornendo loro nuovi sbocchi commerciali per i prodotti. E così avvenne.

Circostanze altrettanto dure hanno portato alla nascita di Alter Trade nelle Filippine, da cui arriva lo zucchero di canna per il nostro cioccolato Mascao. La sua storia iniziò con la crisi socio-politica ed economica che colpì l’isola di Negros a metà degli anni Ottanta, anche in questo caso durante un regime dittatoriale. In quegli anni l’isola di Negros dipendeva principalmente dalla produzione dello zucchero di canna e il suo commercio era sotto il controllo del governo. Ad un certo punto, però, i prezzi mondiali dello zucchero crollarono e centinaia di migliaia di lavoratori si ritrovarono senza mezzi di sussistenza e senza terre. 

La provincia di Negros Occidental divenne nota in tutto il Paese e all’estero per questa catastrofe e molti aiuti locali e internazionali arrivarono per sostenere i lavoratori che soffrivano di povertà e fame. Alter Trade venne fondata in questo contesto come soluzione sostenibile alla crisi: l’idea era di supportare gli agricoltori di canna da zucchero non con la beneficenza, ma fornendo loro nuovi sbocchi commerciali per i prodotti. E così avvenne.

Tra i nostri partner produttori, ci sono poi organizzazioni che condividono lotte quotidiane per la giustizia sociale e per difendere la loro indipendenza.

Per restare nelle Filippine, l’organizzazione PFTC dell’Isola di Panay, dalla quale arriva il nostro zucchero Mascobado, è impegnata da anni in una lotta per difendere i diritti umani dall’oppressione dilagante nel paese, dove molte persone rischiano costantemente la pelle solo per il fatto di essere attivisti. Oltre ad aver migliorato le condizioni di vita dei produttori di zucchero dell’isola grazie all’esportazione di Mascobado, PFTC ha dato visibilità a tematiche politico-sociali, pagando a caro prezzo il proprio impegno: diverse persone collegate a PFTC, infatti, sono state assassinate o sono scomparse, in circostanze mai chiarite. Ad oggi i membri dell’organizzazione sono considerati alla stregua di criminali, eppure, attraverso la produzione di zucchero indipendente e le relazioni internazionali, continuano a tutelare i diritti delle comunità indigene e l’autodeterminazione delle comunità locali.

In Ecuador, invece, il nostro produttore di zucchero di canna Dulcita, Copropap, sta lottando contro l’incursione mineraria illegale nei territori di Pacto, dove i vari soci produttori hanno le loro terre. Da anni alcune imprese nazionali e internazionali scavano miniere senza licenza ambientale in un territorio considerato Patrimonio dell’Unesco per la sua incredibile biodiversità. Tra il fronte anti minerario, guidato da Copropap e sostenuto dal governo locale, e queste imprese minerarie è in corso un conflitto legale e sociale. Se dovesse prevalere l’estrazione mineraria, ci sarebbero notevoli conseguenze ambientali, come l’inquinamento dei fiumi e del terreno, di conseguenza effetti sociali: i contadini di Copropap, ad esempio, perderebbero la certificazione biologica e la loro produzione. La cooperativa, guidata da Rubèn Tufiño, si sta impegnando per dimostrare che l’agricoltura familiare è un’alternativa sostenibile per il territorio e le persone, contrariamente all’estrazione mineraria.

In Ecuador, invece, il nostro produttore di zucchero di canna Dulcita, Copropap, sta lottando contro l’incursione mineraria illegale nei territori di Pacto, dove i vari soci produttori hanno le loro terre. Da anni alcune imprese nazionali e internazionali scavano miniere senza licenza ambientale in un territorio considerato Patrimonio dell’Unesco per la sua incredibile biodiversità. Tra il fronte anti minerario, guidato da Copropap e sostenuto dal governo locale, e queste imprese minerarie è in corso un conflitto legale e sociale

Se dovesse prevalere l’estrazione mineraria, ci sarebbero notevoli conseguenze ambientali, come l’inquinamento dei fiumi e del terreno, di conseguenza effetti sociali: i contadini di Copropap, ad esempio, perderebbero la certificazione biologica e la loro produzione. La cooperativa, guidata da Rubèn Tufiño, si sta impegnando per dimostrare che l’agricoltura familiare è un’alternativa sostenibile per il territorio e le persone, contrariamente all’estrazione mineraria.

Quando si parla di zucchero, soprattutto quando è equosolidale, è inevitabile parlare anche di persone, di vite che si intrecciano, di storie che si somigliano, di lotte per i diritti, di territori e luoghi che danno vita a ogni singolo granello. 

L’impatto sociale della filiera dello zucchero, tanto quanto il suo impatto ambientale, non si può trascurare.