LA GIORNATA DI UN CAFETERO

Quando il sole ancora dorme, la giornata di un cafetero (coltivatore di caffè) è già cominciata. Un paio d’ore di strade accidentate a piedi per raggiungere il proprio campo con gli attrezzi del mestiere: zappa, piccone, forbici e, soprattutto, il suo fedele machete.

È la terra che detta l’agenda della giornata: rinnovo delle piante, potatura, applicazione del fertilizzante o raccolta, tutto regolato dalle stagioni. 

Pausa caffè? Se non c’è attività nel cafetal, sarà il momento adatto per fare scorta di mais, fagioli o legna per la casa. Il pranzo viene consumato nel campo e nelle pause dal lavoro ci sono momenti formativi o riunioni della cooperativa e anche lavoro nella comunità.

La distanza del rientro verso casa è la stessa, ma la fatica della giornata la raddoppia e il pensiero andrà alla domenica, quando la fatica svanirà per correre con i compagni tra le basi del campo da baseball, il gioco più popolare da queste parti.

DOVE NASCE E COME SI COLTIVA UN CAFFÈ SOSTENIBILE

Tutto nasce nella “cintura del caffè”, una fascia compresa tra i due tropici in cui i semi di caffè hanno trovato luoghi ideali dove crescere. La loro capacità di adattamento a differenti tipi di terreno è stata straordinaria, tanto da trovarsi a proprio agio dalle infinite pianure del Brasile, agli altipiani dell’Etiopia, all’ombra degli alberi dell’India o ancora ai fertili terreni vulcanici del Centroamerica.

Dietro ogni tazzina di nero caffè c’è un sistema di coltivazione che ne determina la qualità e che impatta direttamente sul territorio e la vita di chi lavora e abita in quelle zone.

Possiamo definire due tipologie principali di coltivazione:

  • La coltivazione intensiva, che ha come obiettivo la massimizzazione del rendimento della piantagione attraverso la monocoltura a pieno sole. Questo metodo ha una resa maggiore, ma la pianta necessita di grandi quantitativi di sostanze chimiche per sopravvivere alle temperature maggiori dovute alle basse altitudini dei luoghi di coltivazione.
  • I giardini del caffè, sistemi pensati per far crescere la pianta nelle condizioni ideali. Le piante, infatti, vengono coltivate in zone d’altura, all’ombra del bosco e spesso insieme ad altre colture. Questo sistema consente lo sviluppo di ciliegie del caffè di alta qualità grazie alla conservazione di un microclima adatto e dell’apporto dei giusti nutrienti derivanti dalla presenza di altre colture che rendono fertile il terreno e alimentano le comunità locali. La resa è inferiore al precedente sistema ma garantisce un prodotto migliore, lavorato in un terroir non alterato da prodotti di sintesi.

I grandi produttori applicano in modo massiccio il sistema di coltivazione intensiva, deteriorando l’ambiente per effetto dei pesticidi utilizzati e, nelle zone dove è diffuso il trattamento a umido del caffè (i cosiddetti “caffè lavati”), rendendo problematico l’accesso ad acqua pulita, necessaria per la procedura di lavaggio, inquinando falde acquifere, fiumi e altre fonti d’acqua.

I piccoli produttori sono spesso proprietari di pochi ettari di terra e il caffè è l’unica fonte di sopravvivenza. Non praticano agricoltura intensiva, piuttosto applicano un sistema semi tecnologico, migliorato grazie ai processi di formazione e assistenza messi a disposizione grazie al contributo delle organizzazioni cooperative come quelle della rete del Commercio Equo e Solidale.

Tutti i caffè Altromercato provengono da piccoli produttori che operano con sistemi di coltivazione sostenibile che consentono il rispetto del lavoratore, della vita della sua comunità e del territorio da cui ha origine la bevanda che berrai.
COLTIVAZIONE BIOLOGICA DEL CAFFÈ: COSA SIGNIFICA PER CHI COLTIVA?

Ragioni puramente economiche, come il costo del lavoro e il crollo dei prezzi, hanno diffuso sempre di più le coltivazioni intensive, aggravando la situazione di ecosistemi ricchi di biodiversità ma fragili. Il riscaldamento globale minaccia gravemente le coltivazioni di caffè a livello mondiale e molti dei principali paesi produttori potrebbero ritrovarsi con poche terre adatte alla coltivazione del caffè e un numero sempre crescente di cafetero potrebbero essere costretti a convertire le proprie colture.

In questo scenario, il sistema biologico garantisce la sostenibilità produttiva attraverso un approccio ecologico del sistema di gestione agricola e un approccio etico nella creazione di una produzione di qualità. Non persegue l’approccio dello sfruttamento irrazionale della terra e vieta l’uso di prodotti sintetici e agrochimici.

Le differenze sostanziali in termini di gestione biologica sono:

♦ una gestione della terra senza fertilizzanti di sintesi e lo sviluppo di compost biologici e fertilizzanti organici consentiti dagli enti di certificazione. Per una famiglia cafetera questo è sicuramente il maggiore sforzo economico, in quanto i fertilizzanti ammessi in agricoltura biologica sono impiegati in maggiore quantità e richiedono lunghi tempi di preparazione rispetto a quelli di origine sintetica;

♦ la registrazione giornaliera sul quaderno di campagna di tutte le attività di un produttore, che si traduce in lavoro in più ogni giorno;

♦ la coltivazione organica richiede una gestione separata del caffè bio, dal campo alla raccolta, dalla lavorazione a secco allo stoccaggio, fino all’esportazione;

♦ l’organizzazione di contadini fornisce ai singoli produttori supporto tecnico per affrontare le verifiche ispettive annuali dell’ente di certificazione del biologico, dà formazione per sviluppare il sistema di controllo interno che garantisce il caffè biologico lungo la filiera agricola.

FILIERA CAFFÈ

Esiste un caffè che non è

amaro per chi lavora?